Spettatori sul Lario: la cronica incapacità del Pisa di fare la partita
Il netto 5-0 incassato dal Pisa al Giuseppe Sinigaglia contro il Como rappresenta una brusca frenata dopo l'illusoria vittoria casalinga contro il Cagliari. Il commento del giorno dopo, non può prescindere da un'analisi dei dati statistici del match, che delineano un quadro tattico allarmante per la squadra di Oscar Hiljemark. La classifica è impietosa: a otto giornate dal termine, i toscani rimangono ancorati all'ultimo posto, in coabitazione con il Verona. Il baratro è profondo, poiché il quartultimo posto, garanzia di permanenza in categoria e attualmente condiviso da Lecce e Cremonese, dista ben 9 punti. La sosta per gli impegni delle nazionali arriva forse nel momento più opportuno per metabolizzare una prestazione in cui il piano gara nerazzurro è stato letteralmente smontato dal palleggio lariano.
Il dato più emblematico del pomeriggio comasco è il possesso palla: un misero 26,71% per il Pisa contro il 73,29% dei padroni di casa. Una sproporzione abissale che ha costretto i toscani a una gara di puro e vano contenimento. I numeri fisici confermano questa asimmetria: la squadra di Hiljemark ha percorso più chilometri del Como (113,5 km contro 109,8), testimoniando lo sforzo di un collettivo costretto a correre costantemente a vuoto dietro al giro palla avversario. La passività tattica del Pisa è ben visibile nell'altezza media tenuta sul campo: nel primo tempo il baricentro si è fermato ad appena 42,4 metri, mentre il Como ha potuto stazionare comodamente a 56,62 metri. Disinnescare le catene laterali di Fabregas partendo così bassi si è rivelato impossibile.
La fase di riconquista e di ribaltamento dell'azione è risultata non pervenuta. La differenza tecnica si legge impietosamente nel computo dei passaggi riusciti: solo 217 per gli uomini di Hiljemark (con una precisione del 79%), contro gli impressionanti 637 del Como (93%). Ancor più grave è il dato relativo alla trequarti avversaria, zona in cui i nerazzurri hanno completato appena 30 passaggi contro i 127 dei lariani. Questa sterilità nella costruzione si è tradotta nell'assenza totale di reale pericolosità offensiva: zero tiri nello specchio della porta sui sette tentativi totali, di cui 4 respinti dalla difesa e 3 finiti sul fondo. L'unico a tentare di rompere l'inerzia è stato Mehdi Léris, primo tra i suoi per indice di verticalità (3,71), autore di 5 cross e di 2 dribbling riusciti, ma il suo è rimasto un disperato sforzo isolato che non ha mai innescato uno spento Stefano Moreo.
Sul piano difensivo, la retroguardia a tre è andata subito in affanno. Il gol di Assane Diao dopo appena 7 minuti ha fatto saltare ogni piano conservativo studiato in settimana. Lo stesso Diao ha rappresentato un rebus irrisolvibile per la corsia di sinistra pisana: l'attaccante ha registrato il 100% di precisione nei passaggi (32 riusciti) e recapitato ben 6 cross al centro. Simone Canestrelli è stato l'emblema della sofferenza del reparto arretrato: costantemente puntato e ammonito già al 35' , ha patito la mobilità di Nico Paz e le sovrapposizioni avversarie. I tentativi di correzione in corsa di Hiljemark, che ha inserito Meister per Akinsanmiro a inizio ripresa e successivamente Stojilkovic, non hanno mutato minimamente l'inerzia. Il gol del 3-0 di Baturina al 48' ha definitivamente spento la luce , portando a un inevitabile calo fisico e mentale nel finale che ha spalancato le porte alle reti di Nico Paz (75') e Perrone (81').
I numeri del Sinigaglia consegnano un verdetto inequivocabile: il Pisa ha mostrato una preoccupante fragilità strutturale contro squadre capaci di dominare il pallone. Aver rincorso gli avversari per quasi cento minuti senza mai riuscire a calciare in porta impone una profonda riflessione. Ora il campionato si ferma. Recuperare 9 punti in otto partite per agganciare Lecce o Cremonese richiede un autentico miracolo sportivo: per poterci credere, il Pisa dovrà sfruttare questa sosta per ritrovare l'equilibrio e l'aggressività visti contro il Cagliari, caratteristiche svanite nel nulla sulle sponde del Lario.











