Parole invecchiate male: le velleità europee di Inler e l'ultimo posto dell'Udinese
TMWUdinese ultima in classifica, da sola. Non succedeva da 16 anni. La storia dirà che quella squadra, allora allenata da Francesco Guidolin, rimonterà fino a lottare per il titolo e infine chiuderà al quarto posto, conquistando i preliminari di Europa League. Era la squadra di Handanovic e Benatia, di Basta e Armero, del Nino Maravilla Sanchez e Totò Di Natale. E di Gokhan Inler.
Inler il fil rouge tra il 2010 e il 2026
Lo svizzero è il fil rouge di quell'Udinese e quella di oggi. Allora teneva le redini del centrocampo, oggi è il direttore dell'area tecnica di una squadra che sta palesando dei limiti evidenti: una difesa che concede tantissimo (contro la Roma era sotto di 4 reti dopo 45'), un centrocampo che non riesce a fare filtro e un attacco sterile, condizionato dai problemi fisici di Zaniolo (5 partite saltate) e con un Keinan Davis involuto. L'inglese a Venezia ha fallito un gol da pochi passi sullo 0-0 e ancora non ha trovato la via della rete in questo campionato.
Le parole invecchiate male di Inler
Il mercato degli svincolati aveva regalato a Kosta Runjaic un giocatore di livello internazionale come David Alaba: l'austriaco è durato 63 minuti spalmati in due presenze, prima di uscire dai giochi per infortunio. Uno scenario che sta andando in tutt'altra direzione ripensando alle parole di Inler di sei mesi fa, quando aveva rilasciato delle dichiarazione su quelle che dovevano essere le prospettive future dell'Udinese. Una squadra che, stando al dirigente svizzero, poteva anche ambire all'Europa: "È un percorso che richiede tempo, ma possiamo pensarci. Anche la Coppa Italia potrebbe diventare un obiettivo concreto".
L'incredulità dei giocatori
Nelle scorse settimane Jurgen Ekkelenkamp aveva ammesso l'ambizione europea dimostrandosi incredulo della situazione attuale: "Nessuno di noi si aspettava questa situazione. Non credo parlare di Europa sia stato azzardato, dopo il decimo posto dell'anno scorso eravamo convinti di poter partire con questo obiettivo. Non dobbiamo avere paura però, perché avere paura non fa bene. A livello personale sono partito bene, ma se avessimo avuto almeno dieci punti sarebbe stato meglio".
E forse è questa la cosa che spaventa di più: una squadra che si è presentata ai nastri di partenza con altre prospettive e che si è ritrovata impantanata in una situazione inaspettata.






