Fracchiolla: "Non vorrei lasciare Lecco, ma dipende dal pres: aspetto, ma non troppo"
"Non doveva finire così e l’amaro in bocca c’è, sarà una ferita grave, ma non bisogna buttare a mare il lavoro fatto per tutta la stagione: di noi se ne parla sempre bene a livello nazionale, quello che si è fatto in due anni è molto importante e abbiamo riportato una piazza, che chi non vive non capisce, a livello alto in Serie C, motivo d’orgoglio": come riferisce leccochannelnews.it, a Il Blu e il Celeste, esordisce così l'attuale Ds del Lecco Domenico Fracchiolla.
Colui che ha portato il club alla ribalta nazionale, facendo da parafulmini tra l'interno e l'esterno della società, gestendo le sfuriate di patron Di Nunno, allestendo una squadra che per due anni - due su due - ha centrato i playoff. Ma il duro lavoro spesso non basta: "Quando si viene a lavorare a Lecco con questa proprietà si sa che ci sono tante pressioni. Noi siamo stati bravi ad alleggerirle, al mio arrivo la squadra viaggiava in zona retrocessione e quindi bisogna ricordare il punto di partenza. Tra 2019 e 2020 c’era una grande depressione, siamo saltati dalla zona retrocessione a quella playoff in pochissimo tempo. Quest’anno abbiamo abbassato il budget e ridimensionato a gennaio: tanti giocatori di questo biennio verranno ricordati per tanti anni alla pari del derby con il Como, sono le stagioni più importanti degli ultimi quarant’anni. Sono onesto: non vorrei mai andare via, ma non dipende da me. Sono un professionista a scadenza di contratto, il lavoro è stato fatto ed è sotto gli occhi di tutto il calcio italiano. Dipende dal presidente l’agire verso un rinnovo di contratto: lo ringrazio per avermi portato al Nord e avermi dato una visibilità più ampia. Se non ritiene continuare o altro ancora, dipende da lui: io rimango a disposizione per un altro po’ di tempo, ma non troppo. Devo tutelare anche la mia famiglia, per due anni ho messo da parte i miei aspetti personali".
C'è però un aspetto da considerare in tutto questo: "Quello che mi dà fastidio e mi lascia sconcertato è pensare a gente come Malgrati, che ha iniziato questa carriera con ottimi risultati, Zotti, Francescutti, Brambilla, Paolo Pennati e tutto il settore giovanile, senza dimenticare staff medico e sezione femminile: la mia riconferma avrebbe dato loro maggiori tutele, anche se quando inizi ti devi accontentare dal punto di vista economico. Mi dispiace per queste persone del territorio, che hanno costituito uno zoccolo duro, vanno tutelate e con un cambio di proprietà rischierebbero di vedere non riconosciuto il loro lavoro. Speravo di rimanere a Lecco, mi dispiace non capire ancora quale sarà il mio futuro: non posso aspettare tanto tempo, ho delle situazioni da definire. Oggi si dovrebbe programmare la nuova stagione. Ho un ottimo rapporto con la famiglia Di Nunno, la mia amarezza è quella di non vedere una luce verso la prosecuzione di un progetto importante».
Conclude: "Il Lecco ha un patrimonio di giocatori per la maggior parte under, su questi bisognerebbe per migliorare la squadra. La società è leggera, ha un parco di ragazzi per la maggior parte di proprietà. Non è semplice trovare un imprenditore in grado di capire l’importanza di un bel progetto sportivo. Altrove è successo? Io il mio lavoro l’ho fatto, a me sono arrivate delle telefonate ma per la maggior parte sono chiacchiere; trovare degli investitori è difficile, ma nel calcio bisogna programmare e se si perde tempo non vedo una stagione importante nel futuro, anzi si rischia di perdere tempo e il patrimonio costruito".











