Ravenna, Mandorlini: "Sette punti non sono tanti, in Serie C può succedere di tutto"
Davide Mandorlini, direttore sportivo del Ravenna, è intervenuto nel corso dell'appuntamento pomeridiano di A Tutta C, trasmissione in onda su TMW Radio e su Il 61, canale 61 del digitale terrestre.
Da neopromossi siete stabilmente nelle zone altissime della classifica. Quanto siete soddisfatti del percorso fatto finora?
«Siamo molto soddisfatti dell’andamento della stagione fino a questo momento. Nelle ultime settimane c’è stato un leggero calo, ma lo riteniamo fisiologico per quello che abbiamo dato soprattutto nel girone d’andata. Restano ancora tante partite e tanti punti a disposizione, quindi siamo già concentrati sulla prossima gara di venerdì a Perugia per continuare il nostro cammino».
Parlando di obiettivi: la promozione diretta resta un traguardo concreto? Il distacco dall’Arezzo è di sette punti.
«Sì, il nostro obiettivo è sicuramente quello. Ci siamo meritati questa posizione per quanto fatto nel girone d’andata e vogliamo puntare al massimo. È chiaro che squadre come Arezzo e Ascoli resteranno competitive fino alla fine, ma noi non abbiamo alcuna intenzione di mollare. Vogliamo tornare sul nostro percorso iniziale e arrivare il più in alto possibile».
La Serie C ci ha spesso abituato a grandi rimonte…
«Assolutamente sì. Il girone di ritorno è sempre un altro campionato: è difficile fare punti ovunque, le squadre si rafforzano a gennaio e hanno tutte bisogno di risultati. Nulla è scontato, per questo dobbiamo pensare partita dopo partita. A maggio tireremo le somme».
Il Ravenna può contare su una proprietà solida e ambiziosa. Quanto conta questo aspetto?
«Conta tantissimo. È una proprietà nuova, forte, giovane e soprattutto ambiziosa. C’è una programmazione vera, che non riguarda solo la prima squadra ma tutta la società: strutture, settore giovanile, organizzazione. È un club che vuole crescere e portare il Ravenna sempre più in alto. Siamo molto fortunati».
Sul mercato: grande lavoro in estate e rinforzi importanti anche a gennaio. Il reparto offensivo ora è molto profondo. Ci saranno altri movimenti?
«Abbiamo fatto qualcosa anche in questa sessione, ma siamo già molto contenti di quanto costruito, soprattutto guardando al girone d’andata. In questo momento siamo concentrati esclusivamente sul campionato e sui ragazzi che abbiamo. Se dovesse esserci qualche opportunità la valuteremo, ma oggi il focus è solo sulle partite».
Mister Marchionni: grande calciatore, ora allenatore in crescita. Ce lo racconta dal punto di vista tecnico?
«Pretende tanto dai suoi giocatori, porta nello spogliatoio tutta l’esperienza maturata in carriera, avendo giocato in piazze importantissime. Siamo al secondo anno insieme e siamo molto contenti del percorso che stiamo facendo. È giovane, ha margini importanti e sicuramente in futuro si parlerà ancora di lui».
Da direttore sportivo, quanto è più complicato il mercato di gennaio rispetto a quello estivo?
«È decisamente più difficile. Vai a toccare equilibri di un gruppo che ha già fatto bene e gli equilibri nello spogliatoio sono fondamentali. Inoltre non è scontato che un giocatore inserito a stagione in corso, proveniente da un’altra realtà e con altri metodi di lavoro, riesca a rendere subito. C’è meno tempo e più incertezza rispetto all’estate».
Uno dei colpi più significativi è stato Stefano Okaka. Com’è nata l’idea?
«Conosciamo bene il fratello di Stefano e l’idea ci girava in testa da tempo. Abbiamo voluto capire se fosse disponibile a rimettersi in gioco e soprattutto in che condizioni fisiche e mentali fosse, perché ripartire dopo un periodo di inattività non è semplice. Oggi siamo molto soddisfatti: è un valore aggiunto non solo in campo, ma anche per personalità ed esperienza nello spogliatoio».
Tema delicato: esclusioni e penalizzazioni che falsano i campionati di Serie C. Cosa si può fare per evitarle?
«Bisogna aumentare i controlli e assicurarsi che ogni società iscritta sia realmente in grado di portare a termine la stagione. È fondamentale, perché situazioni del genere danneggiano i campionati e mettono in difficoltà tanti addetti ai lavori e calciatori».
Ultima domanda sulle squadre Under 23 in Serie C. Possono essere un valore aggiunto?
«Sono sicuramente un beneficio per le società di appartenenza, perché permettono a giovani di qualità di giocare in un campionato difficile, dove il risultato conta e il livello è alto. Questo accelera la loro crescita. Per la categoria è un tema più complesso, perché tolgono spazio a società storiche, ma viste le difficoltà economiche di molti club, in questo momento aiutano anche a completare i gironi».











