Signorelli: "Benevento, ero certo del suo valore. Trapani? La città merita ben altro"
Intervenuto ai microfoni di TMW Radio, il direttore sportivo Elio Signorelli ha analizzato l’andamento della stagione nei tre gironi di Serie C, soffermandosi su alcune piazze importanti e su diversi temi legati al calcio italiano.
Siamo alle battute finali della stagione regolare, prima dei playoff. I pronostici per la promozione diretta nei tre gironi sono stati rispettati?
“Direi che in linea di massima sì. Nel girone C il Benevento è una realtà solida, con una società importante e con un direttore come Marcello Carli che conosce molto bene la categoria. È giusto che stia facendo questo percorso. Negli altri gironi vediamo squadre che stanno rispettando le aspettative: ad esempio l’Arezzo sta lavorando bene e anche il Vicenza, dopo anni con una proprietà solida e investimenti importanti, sta arrivando all’obiettivo con anticipo. Poi nei playoff può sempre esserci qualche sorpresa”.
Nel girone C molti si aspettavano qualcosa in più dalla Salernitana, anche dopo il mercato importante fatto in estate e a gennaio. Che idea si è fatto?
“Daniele Faggiano è un grande esperto di mercato e di gestione dello spogliatoio e secondo me aveva fatto un buon lavoro. Però Salerno è una piazza difficile: se non parti subito vincendo ogni partita, le pressioni arrivano da tutte le parti, dalla stampa e dall’ambiente. Se non riesci a gestirle, rischi di complicarti la vita. Il Benevento invece è una società che ormai sa muoversi tra Serie B e Serie C, con una proprietà forte e una struttura consolidata. Anche quando hanno cambiato allenatore sono rimasti concentrati sull’obiettivo”.
Quanto incidono le pressioni esterne sulle squadre?
“Incidono tantissimo. Se ogni risultato negativo porta subito a mettere in discussione allenatore o società, la squadra lo avverte. I giocatori entrano in campo e sentono tutto: c’è chi riesce a gestire queste situazioni e chi invece le subisce. Per questo servirebbero più serenità e tempo per lavorare”.
Una delle situazioni più complicate della stagione è quella del Trapani, arrivato a -20 punti dopo le penalizzazioni. Che idea si è fatto?
“È triste vedere una città come Trapani parlare di sport solo per penalizzazioni. È una piazza che meriterebbe di avere calcio e basket ad alti livelli. Da esterno dispiace. Quello che mi chiedo è come sia possibile che ogni anno in Serie C emergano queste situazioni economiche. I controlli dovrebbero essere fatti prima, perché spesso chi segue il calcio sa già in anticipo quali club rischiano problemi”.
Secondo lei quindi il sistema andrebbe rivisto?
“Sì, credo che servirebbe la volontà di cambiare davvero. Nel calcio spesso vediamo sempre le stesse figure ai vertici, che vadano bene o male. Evidentemente manca la volontà di rinnovare il sistema”.
Parliamo del Livorno, tornato tra i professionisti. Dopo un avvio complicato e il cambio in panchina, con l’arrivo di Roberto Venturato la squadra ha trovato equilibrio e ora può anche puntare ai playoff.
“La scelta di Venturato è stata importante: parliamo di un allenatore che ha fatto la storia recente del Cittadella insieme a Marchetti. È una figura che dà serenità e organizzazione. Però a Livorno c’è sempre stato un rapporto complicato tra la Curva Nord e la proprietà, e queste situazioni l’ambiente le percepisce. Quando c’è entusiasmo la squadra vola, quando invece ci sono polemiche diventa più difficile”.
Lei conosce bene l’ambiente livornese. Quanto pesa il clima dello stadio?
“Pesa molto. Livorno è una piazza calda, che può dare una grande spinta. Io lì ho avuto giocatori come Lucarelli e Protti che riuscivano a trascinare la squadra anche nei momenti difficili. Se invece hai una squadra con meno personalità diventa più complicato. Speriamo che il Livorno possa giocarsi le sue chance nei playoff, perché con lo stadio pieno diventerebbe un campo molto difficile per chiunque”.
Ultima domanda sulla tecnologia FVS introdotta quest’anno in Serie C. Che giudizio dà?
“È uno strumento su cui bisogna ancora crescere. Già in Serie A con il VAR ci sono tante discussioni, quindi immaginare che in Serie C tutto funzioni perfettamente è complicato. Credo che serva anche più rispetto per le decisioni degli arbitri: spesso in Italia si tende subito a pensare che qualcuno voglia favorire o penalizzare una squadra, ma non è così. Gli arbitri scendono in campo per fare il loro lavoro”.











