Edoardo Bove, nuova vita al Watford
Compirà 24 anni a maggio, Edoardo Bove.
Li festeggerà al Watford (presieduto da Elton John), che milita da 4 anni in Championship, la serie B inglese: il club giallonero lo accoglierà per consentirgli di continuare a tirare calci al pallone.
Lo stop dell’ex stella nascente della Roma, prestato alla Fiorentina nella stagione 2024-25, avvenne il 1° dicembre del 2024. Era il 14′ del primo tempo e il giovane centrocampista si accasciò al suolo, colpito da un arresto cardiaco.
Rescisso il contratto con la società giallorossa, è libero di tornare a correre.
In Italia con le disfunzioni cardiache non si scherza: almeno su questo, il mondo del pallone di casa nostra è intransigente. Bove ha un defibrillatore sottocutaneo, per cui da noi è vietato svolgere una carriera professionistica, in Inghilterra no.
Ecco perché il Watford, il cui proprietario è Gino Pozzo, patron dell’Udinese, il direttore sportivo è Gianluca Nani (ex Brescia) e l’ex laziale Valon Behrami è dirigente, ha riaperto le porte degli spogliatoi a Edoardo.
Vi sono stati altri casi in cui il cuore matto ha messo a repentaglio la carriera di calciatori professionisti, il più recente quello dello spagnolo del Parma Adrien Bernabé che rischiò lo stop nel 2021, ma la sua anomalia fu corretta da un intervento chirurgico e potè ripartire.
Il caso più eclatante resta quello di Christian Eriksen: in forza all’Inter, crollò in campo, durante una partita della sua Danimarca agli Europei che si giocarono nel 2021, a causa di un arresto cardiaco. Anche a lui fu innestato un defibrillatore cutaneo, grazie al quale ha potuto iniziare una seconda fase della carriera nel 2022 al Brentford e poi al Manchester United (3 stagioni). Attualmente gioca in Bundesliga al Wolfsburg.
La storia più romantica è invece quella di Nwankwo Kanu, 50 anni il prossimo 1 agosto. Al momento del suo passaggio dall’Ajax all’Inter per 8 miliardi di lire, nell’estate del 1996, le visite mediche di routine evidenziarono una disfunzione cardiaca congenita, per cui fu necessario un intervento chirurgico per il quale si mobilitò in prima persona il presidente nerazzurro Massimo Moratti. Rientrato in campo 2 anni dopo, chiuso da Ronaldo, Baggio, Recoba e Ventola, passò all’Arsenal e fu la sua fortuna. Con la squadra londinese giocò 5 anni segnando 35 gol in 119 presenze e diventò una delle bandiere della sua Nazionale, la Nigeria (87 partite e 12 gol), con cui aveva vinto la medaglia d’oro alle Olimpiadi del 1996.
L’aspetto più toccante è però la creazione della “Kanu Heart Foundation”, che ha lo scopo di fornire cure mediche ai bambini con malattie cardiache. La fondazione dell’ex interista ha permesso più di 500 operazioni di successo tra Inghilterra, India, Israele e naturalmente Nigeria.
Affari di cuore, spesso a lieto fine. Adesso tocca a Bove, con tutto l’affetto che si merita.











