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Il ricordo del grande dirigente dell'Empoli a un anno dalla scomparsa, Silvano Bini

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Redazione TMW
Oggi alle 07:44Altre Notizie
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29.10.2026 07:44Altre Notizie
Silvano Bini, 49 anni di amore azzurro: dalla storica prima Serie A nell’86 alle intuizioni visionarie su Montella e Di Natale
FotoTUTTOmercatoWEB
© foto di Giacomo Morini

Se l’Empoli rappresenta ancora oggi un modello calcistico preso a esempio in tutta Italia, il merito principale va ascritto a un uomo sobrio ed elegante, scomparso il 27 ottobre 2025, Silvano Bini.
Entrato nel club azzurro poco dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale, Bini ha ricoperto ogni carica possibile, compresa quella di presidente, per quasi mezzo secolo, l’Empoli e Silvano Bini sono stati la stessa identica cosa.
L'anagrafe dice che la storia d'amore è durata ben 49 anni, dal dopoguerra al 1996, ma il capolavoro assoluto porta la data dell’estate 1986, al primo, storico sbarco in Serie A, la matricola toscana sembrava una vittima sacrificale, una promozione ratificata a estate inoltrata e una rosa sulla carta inadeguata per un campionato d'elite a 16 squadre con ben 3 retrocessioni.
L'attacco era affidato a tre ragazzi quasi esordienti nella massima serie: Francesco Baiano, Marco Osio e Adelino Zennaro.
Eppure, le prime due giornate scrissero la storia, vittorie contro Inter e Ascoli, e gli azzurri incredibilmente in testa a punteggio pieno.
Mentre la squadra stupiva sul campo, Bini tesseva la tela sul mercato e completava lo stadio.
Con un tempismo perfetto, pescò in Svezia l’unico straniero del roster, il ventunenne Johnny Ekstrom, attaccante fulmineo abile ad attaccare la profondità, insieme a lui arrivarono Settimio Lucci e Rocco Cotroneo a blindare difesa e centrocampisti.
Il culmine di quella favola arrivò nel primo storico derby di Serie A contro la Fiorentina, deciso proprio da un gran gol di Ekstrom, davanti alle telecamere della Domenica Sportiva, Bini commentò con la sua consueta classe: “Per noi è un onore”.

Guidato in panchina da Gaetano Salvemini, quell'Empoli eresse un muro casalingo capace di non subire gol per sei mesi consecutivi, centrando una salvezza tanto storica quanto inattesa, Silvano Bini rimarrà al timone per altri dieci anni, lasciando l'Empoli nel 1996 prima di portare la sua competenza alla Pistoiese (promozione in B nel 1999) e al Livorno (promozione in A nel 2004).
L'attuale patron dell'Empoli, Fabrizio Corsi, lo ha sempre definito un "maestro" da cui ha appreso i segreti della gestione societaria, un uomo di sport che non aveva bisogno di fare rumore per lasciare il segno.

Dall'intuizione al mito, la fabbrica dei campioni di Bini

Il vero capolavoro a lungo termine di Silvano Bini è stato il totale potenziamento del settore giovanile dell'Empoli, una vera e propria intuizione visionaria che ha gettato le fondamenta per la rinomanza della "cantera" azzurra.
Sotto la sua ala protettrice e grazie a un radar infallibile per il talento, sono cresciuti ragazzi destinati a scrivere pagine indelebili del calcio italiano, a solo titolo esemplificativo, nei primi anni '90, Bini scova un ragazzino campano classe ’74 dotato di un baricentro basso e di una coordinazione fulminea, è Vincenzo Montella, che a Empoli spiccherà il volo verso lo scudetto con la Roma e la Nazionale.
Pochi anni dopo, precisamente nel 1996, l'ultimo grande regalo di Bini prima del suo addio è l'innesto di un altro attaccante della stessa zona, un classe ’77 dal dribbling secco e dal gol nel sangue, Antonio Di Natale, futuro capitano e leggenda dell'Udinese, oltre che vice-campione d'Europa in azzurro. Due scoperte straordinarie che, da sole, certificano la grandezza di un dirigente che sapeva guardare dove gli altri non vedevano.

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