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Caos Coppa d'Africa, tre figure al centro della decisione che ha sconvolto il calcio mondiale

Caos Coppa d'Africa, tre figure al centro della decisione che ha sconvolto il calcio mondiale TUTTOmercatoWEB
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Michele Pavese
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Michele Pavese
mercoledì 18 marzo 2026, 14:41Calcio estero

Il caos generato dalla decisione della Confederazione africana di calcio di assegnare a tavolino la Coppa d'Africa 2025 al Marocco, togliendola al Senegal, rappresenta uno dei punti più bassi nella storia recente del calcio africano e mondiale. Una vicenda che non solo mina la credibilità dell’istituzione, ma mostra un sistema opaco, in cui politica e potere sembrano aver prevalso sul campo.

Al centro della tempesta ci sono tre figure chiave. La prima è Gianni Infantino, presidente della FIFA, la cui ombra aleggia sull’intera vicenda. Il suo peso politico e la sua influenza nei processi decisionali internazionali appaiono evidenti, alimentando il sospetto che la CAF non abbia agito in totale autonomia. Più che un garante dell’equilibrio, Infantino emerge come un regista silenzioso, pronto a intervenire quando gli equilibri di potere lo richiedono. E le sue dichiarazioni al termine della sfida del 18 gennaio, spiegano molto se non tutto: "È inaccettabile abbandonare il terreno di gioco in questo modo", disse il n°1 del calcio mondiale, mostrando un'insolita fermezza nel condannare la squadra vincente.

Accanto a lui, il presidente della CAF Patrice Motsepe, incapace di difendere l’indipendenza dell’istituzione che guida. La gestione del caso ha dato l’impressione di una leadership debole, condizionata da pressioni esterne e incapace di proteggere la legittimità sportiva di una competizione continentale. Infine, Fouzi Lekjaa, numero uno della federazione marocchina, indicato da molti come il principale beneficiario di una manovra che ha ribaltato il verdetto del campo.

Il risultato è un danno reputazionale enorme: una competizione svuotata di significato, un trofeo delegittimato e un’immagine internazionale compromessa. Se il calcio si decide negli uffici e non sul terreno di gioco, allora perde la sua essenza. E in questa vicenda, più che vincitori, ci sono solo responsabili.

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