Inter: i dettagli su Buchanan e i pensieri sulla punta. Juve: la mossa di Allegri e la “sfida scudetto”. Milan: un equivoco da risolvere (e due obiettivi sul mercato)
Ben ritrovati.
A un bel punto Watson entra nell’ufficio di Sherlock Holmes e lo sorprende che fa il piacione con una giovane donna. Troppo giovane.
“Ma sei matto Sherlock? Ma ‘sta ragazzina andrà al massimo alle medie!”.
“Elementare Watson”.
Mi sembrava giusto partire forte.
E quindi sì, ben ritrovati in questo gennaio 2024, laddove gennaio significa una cosa sola: calciomercato.
Il calciomercato è un gran casino sempre e figuratevi quando si tratta di riparare ai danni estivi. Grano non ce n’è ma tocca mettere pezze, chi più chi meno.
Siccome il qui presente non sa una fava di niente si limita a sottoporvi le sue considerazioni logiche e, al limite, altre barzellette.
(Portare pazienza, ho il mandorlato sullo stomaco).
L’Inter ha chiuso per Buchanan, l’esterno canadese e riccioluto. La cifra è interessante, 7 milioni più bonus per arrivare a 10 complessivi, al ragazzo un quinquennale. Verrà a completare la coppia scoppiata sulla corsia destra, quella lasciata sguarnita da Cuadrado. Sono stati bravi, hanno “tappato il buco” in sole due settimane. E qualcuno dice “sì ma c’è bisogno anche di un attaccante”. Ad Appiano non la pensano così. L’Inter non ha bisogno un attaccante, ha bisogno che le cosiddette alternative salgano di livello: Arnautovic (migliore tra i nerazzurri a Genova) lo sta facendo, Sanchez ancora no. Prendere una quinta punta vorrebbe dire creare casino, ovvero la cosa più sbagliata. Il gruppo funziona (45 punti in 18 giornate sono un’enormità), segna a raffica, sa e vuole aspettare i componenti della rosa che attualmente sono “più indietro”. Perché, banalmente, così si comporta un gruppo che vuole essere vincente.
La sapete quella della mamma arrabbiata col figlio?
“Se non la smetti di pensare sempre al calcio ti becchi una punizione”.
“Di prima o di seconda?”.
Chiedo scusa.
C’è la Juve che viaggia come un treno. Qualcuno dice “sì ma che pena ‘sto gioco”. Cazzate. La Juve giocava male un anno fa, quando era ridotta alla fase difensiva perché costretta dai suoi avversari, ora i bianconeri decidono, scelgono, impongono il canovaccio. E vincono. Qualcuno dice “hanno molto culo” e non si rendono conto di quel che dicono. Quello di Allegri è un vero e proprio “format”, può piacere o non piacere ma nell’anno solare 2023 ha portato 84 punti (solo 3 meno rispetto all’Inter), ovvero una marea. Quando un allenatore riesce a trasmettere la sua idea di calcio significa che sta facendo molto bene il suo lavoro. Che questa idea appaghi o meno il gusto dei vari commentatori, conta come il pettine per il qui presente.
La conosci la barzelletta del pirla che legge al contrario? Otnoccar al et opod.
Le matte risate.
Poi c’è la questione “l’Inter è troppo più forte, Allegri invece fa miracoli”. Mah, su questo il sottoscritto non è d’accordo. I giocatori bianconeri sono forti, eccome se lo sono. Semmai è la proposta di calcio allegriana che, forse, fa sembrare alcuni dei suoi meno “belli” di quel che sono in realtà, ma presi singolarmente sono tutti decisamente all’altezza. In questo Allegri è “maestro”: fa rendere al massimo la sua squadra pur limitando l’espressività di alcuni interpreti. Max ha trovato uno “schema” difficilmente infrangibile, ecco perché la Juve per lo scudetto c’è eccome.
“Marco, svegliati. Alle 10 devi andare a messa”.
“Mamma, ho 50 anni e decido io se andare o non andare in chiesa”
“Lo sapevo che non dovevi fare il prete”.
Era più bella quella di Sherlock, lo so.
E il Milan. Molti si interrogano su Ibra in vacanza, come se fosse la questione centrale, come se le sorti del Diavolo dipendessero da un grande ex campione. Cazzate. Le sorti del Milan dipendono da coloro che vanno in campo e dalle scelte di chi li mette in campo. Soprattutto, dipendono dal rapporto tra queste due componenti. Il Milan ha tutte le possibilità di portare avanti una seconda parte di stagione all’altezza (e gli affondi su Terracciano e Dia dimostrano che c’è voglia di fare sul serio), ma deve uscire dall’equivoco: il gruppo è con Pioli? Se la risposta è sì lo dimostri con i fatti e, magari, con qualche muso lungo in meno. Se invece la risposta è no tocca alla società dimostrare di essere all’altezza della situazione: deve cementare l’allenatore agli occhi della squadra, oppure deve tagliare il cordone con lo stesso. Qualunque via di mezzo, qualunque specchietto per le allodole (“cosa fa Ibra?”), rischia solo di far perdere del tempo sulla via della guarigione.
Ho finito le barzellette. Decisamente meglio così.











