La Juve conferma Allegri, l’Inter continua con Inzaghi anche se non sarà scudetto. Ma i dubbi restano. Euforia Milan. E dietro Investcorp potrebbe esserci lo sceicco di Abu Dhabi. Oggi o lunedì il closing
La delusione della Juventus e i dubbi dell’Inter non fanno cambiare idee o programmi alle due società sulle panchine e dintorni.
Succede infatti che a pochi metri di distanza, durante un evento milanese, Agnelli da una parte e Marotta dall’altra abbiano annunciato ieri quello che s’era capito da un pezzo, ma è sempre meglio sentirselo dire: Allegri e Inzaghi saranno ancora il futuro di Juve e Inter.
Su Allegri non c’erano in vista altre soluzioni o ipotesi. Nel momento in cui dalla Casa Bianconera hanno bollato come fantasie il ritorno di Alex Del Piero in società con l’addio di Agnelli e una nuova rivoluzione tecnica in vista, era chiaro che sarebbe rimasto tutto com’è come anticipato la settimana scorsa.
E non soltanto perché Allegri ha un contratto blindato per quattro anni a nove milioni netti a stagione, i divorzi, volendo, si possono sempre organizzare. Agnelli è convinto che dopo questo anno deludente, ma servito per risistemare l’area tecnica, riportare i principi di gioco dell’allenatore e lavorare nella mentalità e sull’organico, Allegri possa tornare a incidere fortemente sul gruppo con il suo carisma e possa riportare la Juve a vincere come nel passato. Non resta che aggiungere auguri.
Il presidente, come è logico che sia, va avanti per la sua strada nonostante gli scarsi risultati di quest’anno (al massimo potrà arrivare la coppa Italia), lo scetticismo di molti, gli Allegri-out in crescita e un calcio oggettivamente vecchio. Anche l’ultima vittoria con il Sassuolo ha confermato tutto quello che diciamo, ma se continuano a bastare i tre punti stiracchiati o strappati, vuol dire che non c’è l’intenzione di alzare il livello.
Comunque per capire non resterà che aspettare il mercato. Se davvero Agnelli è convinto che con un paio di acquisti (Di Maria e Raspadori) la Juve possa ripartire vuol dire essere ottimisti nati. Ma continuiamo a pensare invece che arriveranno almeno 3-4 giocatori sopra la media. Se non campioni veri.
Su Inzaghi i dubbi fugati ieri da Marotta erano venuti durante i due mesi difficili dell’Inter e forse sono tornati a galla dopo Bologna e questo scudetto che diventa d’improvviso in salita. Il ragionamento del dirigente nerazzurro però è calcisticamente più condivisibile.
Inzaghi è un allenatore giovane, è alla sua prima esperienza in una piazza dove l’obiettivo è vincere lo scudetto, dove le pressioni e le attenzioni sono moltiplicate rispetto alla Lazio (con tutto il rispetto) dove aveva fatto bene, e quindi sugli errori si può lavorare per crescere.
Errori evidenziati nel non aver individuato un vice Brozovic con gli esperimenti falliti quando s’è dovuto sostituirlo, ma anche nel non completo utilizzo di una rosa ampia che ha portato ai margini alcuni giocatori che potevano essere utili come Dimarco e D’Ambrosio, sostituzioni discutibili e non solo. Se non fai sentire tutti importanti quando hai bisogno rischi di non trovare giocatori pronti come successo a Radu che almeno in coppa Italia o in partite con meno pressioni avrebbe dovuto giocare.
Ci sono poi alcuni momenti dove è mancato il carattere, la reazione non c’è stata. I dieci punti in meno rispetto all’anno scorso sono lì a testimoniare che c’è stato un rendimento insufficiente nonostante un campionato livellato in basso. L’Inter ha la rosa più forte di tutti, avrebbe dovuto fare di più.
Se però dovesse arrivare lo scudetto è chiaro che coprirebbe tutti i dubbi, almeno fra i tifosi, e alla fine Marotta pensa che con una grande società alle spalle il talento di Inzaghi potrà crescere con l’esperienza e la fiducia potrà essere per lui un buon carburante.
Infine, cosa da non sottovalutare, Inzaghi è un grande aziendalista e dal mercato dell’Inter non c’è da aspettarsi granché. I segnali della proprietà stanno già arrivando, il mercato dovrà essere armonizzato con i bilanci e i soldi da restituire al fondo Oaktree, facendo operazioni oculate e intelligenti come l’anno scorso. Non sono escluse uscite eccellenti, attenti a Barella come già scritto tempo fa. Inzaghi è abituato a fare con il materiale che ha e per un dirigente non è poco avere un allenatore così.
Per Pioli, giustamente, il problema non s’è mai posto visto che il suo lavoro al Milan è sempre andato a migliorare. I rossoneri in testa alla classifica a quattro giornate dal termine, sono il chiaro segnale di una stagione fatta bene, di un gruppo che è andato oltre il suo valore tecnico, di giovani che stanno crescendo. Per essere onesti e non per fare polemiche, sul conto andrebbe messa una stagione invece poco fortunata nel rapporto con gli arbitri: senza un paio di clamorosi errori penalizzanti, i rossoneri avrebbero oggi un vantaggio di sicurezza o quasi. Può succedere, ovvio, ma lo sottolineo per alzare ulteriormente il livello del campionato del Milan che se dovesse vincere lo scudetto sarebbe veramente oltre tutti i pronostici che dicevano Inter o Juve.
E per il Milan, comunque, sta arrivando il punto di svolta. Fra oggi, lunedì o martedì (più probabile) della settimana prossima, dovrebbe arrivare la firma sull’accordo preliminare per la cessione della società rossonera dal fondo Elliott al fondo Investcorp per una cifra attorno al miliardo e cento milioni. I contorni netti dell’operazione si sapranno, certamente passare da un fondo a un altro fondo si potrebbe pensare di essere davanti a un’altra operazione finanziaria con la costruzione dello stadio all’orizzonte, ma in realtà in questa operazione a fianco del fondo sovrano del Bahrein dovrebbe esserci anche Mubadala, fondo sovrano degli Emirati, che detiene il 20 per cento di Investcorp, ma potrebbe avere lo scopo di far finire il Milan sotto il controllo del presidente di Abu Dhabi, appassionato di calcio, e cugino dello sceicco Mansour proprietario del Manchester City. Dico questo perché se parallelamente a un’operazione meramente finanziaria spuntasse anche una forte passione sportiva vista la popolarità del brand Milan nei Paesi Arabi, la società potrebbe finire in mani ovviamente facoltosissime, ma anche attente ai risultati sportivi e al rilancio a grandi livelli, cosa che ad esempio il fondo Elliott non ha fatto, più attento al lato economico che a quello tecnico.
Insomma l’orizzonte rossonero s’è tinto di rosa, sullo sfondo c’è lo scudetto, ma anche una proprietà che potrebbe avere l’obiettivo di riportare immediatamente il Milan fra le grandi d’Europa e contemporaneamente costruire il nuovo stadio.











