Luci al Da Luz. L'Inter espugna Lisbona e si avvicina alle semifinali di Champions
“Il calcio è uno stato d’animo”, diceva Jorge Valdano. E con il coraggio (e l’attenzione) l’Inter espugna il Da Luz, firma con Barella e Lukaku un 2-0 forse inaspettato ma certamente meritatissimo, avvicinandosi alla semifinale di Champions League.
Uno stato d’animo, ma anche un partita preparata molto bene da Simone Inzaghi che riesce bene a evitare la pressione alta del Benfica, uscendo bene e, appunto, con coraggio in conduzione per poi trovare il cambio campo e una grande difficoltà dei lusitani a fermare la palla. Favolosa la giocata di Bastoni nel gol del vantaggio di Barella, uomo chiave nella prima ora di gioco proprio perché libero di interpretare, con qualità di piedi e di lettura, le situazioni di transizione provocate dall’uscita pulita dietro. Il vantaggio dell’Inter è anche quella di avere un portiere che coi piedi non ha difficoltà a uscire preciso e diretto sulla punta che viene incontro o sui quinti (oltre a essere sicuro in porta: nel primo tempo su Rafa Silva, alla fine su Gonçalo Ramos). Il campo diventa così troppo largo per il Benfica nonostante il centrocampista in più che Schmidt in questa seconda parte di stagione ha immesso (il norvegese Aursnes) per la cessione di Enzo Fernandez e quindi l’impossibilità di governare il gioco con tanto palleggio, come avveniva fino a novembre.
Uno stato d’animo di estrema felicità, e anche di rivincita vive Simone Inzaghi, criticato fuori ma soprattutto dentro la società, che si è già mossa alla ricerca di un sostituto. La gara nei quarti ovviamente non cancella le dieci sconfitte in campionato e mostra forse che questa rosa, pur con evidente lacune in alcune zone di campo, poteva e doveva essere molto più continua nelle performances. Però, sarà forse anche per l’impegno così importante, la Champions, ma il gruppo si è dimostrato coeso e ha tirato tutto nella stessa direzione, e la fotografia del festeggiamento dopo il rigore di Lukaku (che ha esultato come a Torino, ma fortunatamente per lui non c’era Massa ad arbitrare e non c’è stata nessuna ammonizione…), con tutta la squadra, panchina compresa che ha sotterrato di abbracci il centravanti belga, è lì a dimostrarlo. E se il gruppo è questo certamente dei meriti devono essere riconosciuti al tecnico, oltre alla professionalità dei singoli.
Tattica, coesione e personalità. Il Benfica, lo abbiamo sottolineato all’inizio, vive tanto di pressione e recupero alto continuo, ha i due centrali sempre altissimi (Morato ha sostituito bene Otamendi, che tornerà al ritorno) e bravi nelle letture, ma se gli si inibisce questa forma di attuare va in difficoltà: però può rientrare mentalmente in gara con una giocata e l’Inter non ne ha concessa nemmeno una a Rafa Silva, che conferma il momento no (pessimo contro il Porto), ma che è stato bene controllato e soprattutto abbastanza bene letto nei movimenti senza palla che solitamente disequilibrano l’avversario. Bene quindi i tre dietro nel tenere la linea (di Bastoni abbiamo già elogiato la super giocata nel gol), bene ma anche benissimo in mezzo, con Brozovic sicuro nella prima costruzione e sempre lucido nella trasmissione, Barella e Mkhitaryan favolosi negli spazi e bene anche gli attaccanti che hanno lottato e impegnato i due centrali ripulendo palloni per le ripartenze.
Bravi tutti, per una vittoria davvero importante in uno stadio mitico. C’è ancora un ritorno, serve attenzione e memoria: il calcio rimane uno stato d’animo, che bisogna cercare di non mutare troppo rispetto a quello che si è visto al Da Luz.











