Milan in semifinale, è la vittoria del gruppo squadra e dei suoi dirigenti. Ma gli applausi li merita anche Spalletti
Nell'abbraccio finale a Maignan il Milan celebra il ritorno dove la storia lo aveva collocato e dove non tornava da molto tempo: nella semifinale di Champions League. Ritorna tra le prima quattro d’Europa dopo una doppia partita di attenzione e tatticamente perfetta, bene gestita mentalmente in ogni momento chiave della partita e con spietatezza e lucidità nelle due area.
Esulta Stefano Pioli che dopo un campionato decisamente meno esaltante del precedente e in una stagione che sembrava, a un certo punto, scivolare verso l’anonimato, grazie a idee e coraggio risistema la situazione e trova nel gruppo, e nella società, la forza di ristabilizzare il tutto e di giocare due gare di quarti senza sbagliare nulla.
Gioca probabilmente nell’unico modo che il Napoli gli concede, difende facendo densità e riparte diretto sull’unico uomo in campo con la maglia rossonera che può fare la differenza: Rafael Leao. Proprio lui che, tra chiacchiericcio e qualche critica si diceva anche legata a una firma sul rinnovo che ancora non è arrivata (ma che probabilmente arriverà), ha scelto il momento migliore per dimostrare il suo straordinario talento: prima si guadagna il rigore, poi fa una volata dove si beve tutta la difesa azzurra e con serenità offredi sinistro a Giroud la possibilità di rifarsi dopo un rigore mal tirato.
L’1-0 dell’andata condiziona naturalmente la preparazione della gara milanista, che parte dalla difesa sulle iniziative del napoletano più ispirato, Kvaratskhelia: giocando basso gli si toglie campo e l’attenzione di Davide Calabria è sostenuta da raddoppi continui che levano continuità al ritmo della squadra di Spalletti. Kvicha ci ha provato, ha trovato anche un paio di giocate delle sue, ma non la definizione precisa. Il Napoli ha vissuto dei suoi dribbling, era inevitabile ed è giusto che il suo pubblico prosegua l’applauso che gli sta tributando da inizio stagione. Ci ha messo tutto quello che aveva. Così come Spalletti, che dai soliti codardi può darai verrà svillaneggiato perché “non ha vinto”: eppure mostrando il suo calcio di dominio, presto coronato da un tricolore, ha costruito una identità precisa e una palese credibilità in tutto il Continente. Il suo calcio, ribadiamo: presto scudettato con la seconda nemmeno nello specchietto retrovisore, lo ha accompagnato anche ai più alti livelli della competizione più difficile e importante al mondo.
Avanza però il Milan alla semifinale. Un successo vissuto in campo ma costruito in dirigenza da Maldini e Massara e che non si ferma nelle intuizioni di mercato (riconsideriamo oggi Krunic e Bennacer, pescati dall’Empoli, senza scomodare il colpo di genio di Maignan o quello di Theo) ma va al quotidiano di un affiancamento continuo a Pioli, esercitato nel rispetto e nella positività. Nessuna squadra di alto livello in Italia ha questa capacità di fare gruppo con squadra e tecnico. Ecco, il raggiungimento di una semifinale di Champions meriterebbe un intervento e un sostegno reale della proprietà. Chissà che l’euforia della serata abbia finalmente convinto qualcuno a allargare i cordoni della borsa. Questa squadra ha dimostrato di meritare un investimento. I sogni hanno sempre bisogno di un po’ di concretezza…











