Ruben Loftus-Cheek al Milan: le versatilità vincente nelle giovanili, la consacrazione con Sarri, gli esperimenti con Tuchel e la nuova sfida milanese
La competizione giovanile più importante d’Inghilterra è la Youth FA Cup. La prima edizione data addirittura 1952-53, e fu vinta, anzi, stravinta, dal Manchester United guidato da Duncan Edwards, il ragazzo che sarebbe divenuto la grande stella del calcio britannico e che invece morì a soli 21 anni nel disastro aereo di Monaco (rimase due settimane in ospedale ma non riuscì alla fine a sopravvivere). Lo United ha un vero culto per il proprio settore giovanile, tanto che è dagli Anni Trenta che inserisce nell’undici titolare almeno un giocatore passato dall’Academy.
Se osserviamo l’albo d’oro della manifestazione notiamo che a partire dalla stagione 2007-08 e per i successivi dieci anni il Chelsea ha raggiunto nove finali vincendone sette, di cui cinque consecutive. Un vero dominio. Ma l’attenzione a quei ragazzi sembrava (era) inversamente proporzionale a quella dei Red Devils, e non interessava quasi mai la prima squadra, in cui il proprietario Roman Abramovich, che aveva acquistato il club nel 2003, continuava a inserire giocatori comprati a suon di milioni di sterline.
I troppi acquisti dei Blues
I troppi acquisti hanno fatto forse perdere il lume, o comunque l’attenzione in casa Blues tanto che nel 2019 il club viene pesantemente sanzionato dalla FIFA poiché ritenuto colpevole di irregolarità di ben 29 trasferimenti, oltre ad altre infrazioni relative alle modalità di tesseramento dei calciatori. Mercato bloccato per due anni, questa la condanna, e nell’ultimo mercato disponibile giusto lo spazio per una operazione interessante, quella di Christian Pulisic, che diventerà poi il primo statunitense ad alzare una Coppa dei Campioni. Quella stagione della squalifica si sarebbe conclusa con la vittoria dell’Europa League. A guidare la squadra in panchina, il nostro Maurizio Sarri. Quella edizione della seconda competizione continentale aveva finalmente messo in mostra uno dei giocatori di quelle sempre troppo dimenticate academy del chelsea plurivittoriose in Youth FA Cup: Ruben Loftus Cheek.
Entrato nelle giovanili blues a otto anni, fisico imponente già da ragazzino Ruben era stato protagonista di due finali del Chelsea under18: una sconfitta contro il Norwich, giocando da sottopunta e inserendosi alle spalle dell’oggi atalantino Boga, e una vittoria, l’anno dopo, giocando nei due di centrocampo. Quella versatilità mostrata fin dai primi tempi delle giovanili è stata inizialmente il suo punto di forza e forse dopo un limite. Veniva sempre poco inquadrato il giocatore e, nella poca considerazione che si dava ai giovani, nel Chelsea, e utilizzato un po’ come tappabucchi, impegnato in spezzoni di partita un po’ qua e un po’ la per il campo (durante il prestito al Crystal Palace gioca da finto esterno nel 4-4-2 di Roy Hodgson).
Nuova vita con Sarri
Fino a Sarri. Con il tecnico oggi alla Lazio Loftus-Cheek acquisisce gerarchia, e una mentalità adeguata per giocare in una grande squadra, tanto da essere qualificato come uno dei co-titolari in mezzo al campo, con Jorginho, Kovacic e Kante (“l’unico dei quattro ad avere caratteristiche difensive”, avrebbe detto l’allenatore), nel classico 4-3-3 del mister dove, partendo da sinistra la sua fisicità unita a una buonissima tecnica e a una condivisione totale del pensiero sarriano, raggiunge una meritata consacrazione che gli frutta la proposta di contratto quinquennale. In quella Europa League arriva a segnare una tripletta in una gara, ma non a giocare una finale che si sarebbe meritato. “Colpa” di una amichevole programmata da Abramovich in terra statunitense, non esattamente condivisa da Sarri (eufemismo), dove Ruben si lacera il tendine d’achille: una mazzata tremenda. E un lento recupero, dove però non incrocerà più il mister che più ha contribuito alla sua crescita. Maurizio torna in Italia, anche se è tentatissimo dal rimanere: il blocco del mercato non lo spaventa, anzi lo esalta l’idea di costruire con i giovani su cui il club obtorto collo inizia a inserire. La parabola di Loftus-Cheek avrebbe potuto essere condivisa da altri. L’arrivo di Lampard e il suo anno e mezzo di mediocrità (niente comunque a che vedere con i disastri di questo ultimo semestre) non frenano l’esplosione, ad esempio, di Mason Mount, altro ragazzo delle giovanili spedito un po’ a caso tra Olanda e Championship prima del ritorno a casa. Il ritorno di un mister all’altezza della situazione con Thomas Tuchel, che tra le richieste del mercato subito dopo la Champions League vinta mette Loftus-Cheek, finito in prestito al Fulham nell’era-Lampard.
Che giocatore arriva al Milan
Il classe ‘96 che ha firmato per il Milan gioca da uomo tattico per il miser tedesco, addirittura da finto quinto in un sistema con richieste evolute di calcio, riassunte in questa frase: “ Quando me l’ha proposto - dice Ruben - è stato un po' uno shock. Tuchel mi ha detto che secondo lui sarei stato molto efficace lì con la mia qualità e la mia potenza di corsa negli spazi larghi. A volte mi dava anche la libertà di inserirmi, quindi ero un ibrido tra un terzino, un'ala e un centrocampista. All'inizio è stata un'esperienza estranea, ma dopo averci giocato un paio di volte mi sentivo a mio agio”. Tutto ciò testimonia come oggi quella versatilità, se ben impiegata, è una super risorsa: oggi tocca a Pioli fargli ritrovare quelle sensazioni e ritrovare un po’ quella presenza in fase offensiva di sarriana memoria. A lui si chiede di far rivivere in rossonero quella presenza fisica-tecnica che dai tempi di Franck Kessie manca alla squadra di Pioli, dove troverà un altro di quei ragazzi che vincevano e rivincevano le Youth FA Cup, in maglia blu: Fikayo Tomori.
In Italia le sue qualità potranno essere pesantissime, pochi hanno quel tipo di presenza in mezzo al campo e con venti milioni difficile portare a casa di meglio, considerando anche l’esperienza internazionale. Gli acquisti di qualità non devono per forza fare rumore, è sufficiente che brillino al momento giusto. Al Chelsea è bastato dargli fiducia: non ha deluso.











