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Spalletti il nome giusto, ma che non sia un parafulmine per la Federazione

Spalletti il nome giusto, ma che non sia un parafulmine per la FederazioneTUTTO mercato WEB
mercoledì 16 agosto 2023, 15:50Editoriale
Carlo Pizzigoni

Si è chiusa l’Era Mancini. Ieri l’ex CT ha presentato alla stampa la versione dei fatti spiegando i motivi della rottura, nata negli ultimi tempi per differenti visioni rispetto al presidente federale che era arrivato anche a mutare lo staff dell’allenatore, in cambio di un poco comprensibile ruolo di “coordinatore”. Una carica talmente vuota che Mancini non poteva nemmeno scegliere il suo gruppo di lavoro, figurarsi quello di altre nazionali giovanili! Una velina giunta a certi organi di stampa segnalava come il CT ora dimissionario avesse in realtà “avallato” i nomi: ma come "avallava"? Ma non li avrebbe dovuti scegliere lui? Chiusa comunque questa coda polemica e ricostruita la vicenda dell’uscita di scena del tecnico che ha riportato l’Italia alla vittoria di un trofeo importante come l’Europeo, ecco aprirsi la questione successione.

Bene ha fatto Gravina a puntare sul nome di Luciano Spalletti, tecnico campione d’Italia e finalmente celebrato anche da quella stampa che al tecnico di Vinci non ha mai risparmiato, prima della favolosa marcia alla guida del Napoli verso lo scudetto, critiche spesso assurde (“non è un vincente”, o peggio). Però visti i cortocircuiti mediatici di queste ore (si spera senza l’aggiunta della questione-clausola: sarebbe l’ennesima sconfitta per tutti, se c'è fiducia vera la FIGC trovi la formula adeguata), meglio che la Federazione si ponga con la massima chiarezza e lasci innanzitutto la scelta dei collaboratori direttamente al tecnico. Spalletti come Mancini ha un gruppo di lavoro consolidato e di cui si fida, evitiamo di intrometterci dentro decisioni che naturalmente spettano solo ed esclusivamente al mister.

Quindi chiarezza, quindi ampia libertà al nuovo CT, com’era nella prima parte dell’esperienza del Mancio, non a caso dove si è portato in bacheca qualcosa di impronosticabile, di insperato, da Londra. Spalletti è un grande tecnico, ha conoscenze e esperienza, ma soprattutto ha l'occhio, una prospettiva finissima, quasi unica di inquadrare il calciatore. Osservando il giocatore ne distilla le qualità, sa riconoscere quelle ancora inesplorate e sa promuoverle, tutto all'interno di una crescita che non è solo del calciatore singolo ma del gruppo tutto, che è il vero beneficiario della crescita del singolo. Quell’originale punto di vista non può essere perduta se non allena nel quotidiano, ma nel concetto di insieme, qualche cosa può rimanere indietro. Evitiamo quindi di sottolineare, visto che siamo nel 2023, il concetto di sistema di gioco come mantra. Spalletti non ha un sistema preordinato perché lavora sui tempi di gioco, sui movimenti di insieme, di reparto e tra i reparti, su scalate e coperture, agendo, sviluppando, sollecitando le caratteristiche dei singoli. Si parte dal singolo per esaltare il gruppo, per trovare un'identità di squadra e nel gruppo si esaltano le qualità tecniche di ognuno.

Certo che ha bisogno di tempo, ma non quanto necessiti di fiducia. Specie da parte della Federazione che lo ha scelto perché conosciamo tutti la volubilità dell’opinione pubblica italiana, pronta, davanti a un risultato non gradito, a riprendere vecchi clichés su Spalletti, o banalmente, perché i pensieri originali mancano spesso, ci si rifugerà nel concetto che “il CT e l’allenatore sono ruoli diversi”, per iniziare a prendere le distanze da quell’entusiasmo granitico che oggi sembrano avere tutti.

Il sostegno, dicevamo, non dovrà certo essere di facciata, come accaduto in questi ultimi anni ma fattivo. Che sia Spalletti o chiunque altro, il tecnico non dovrà essere il parafulmine per nessuno, né Gravina, né altri dirigenti o tecnici. Per parafrasare il comunicato di ieri Aurelio De Laurentiis, è necessario “sapere mantenere i rapporti con i propri collaboratori”. Oltre a “sapere fare impresa”, cioè sapere fare calcio.
Un importante aspetto sarà quindi anche quello mediatico. Spalletti è un eccellente comunicatore di calcio, appunto. Che sia fatto in modo che il suo "credo", le sue idee calcistiche arrivino alle giovanili azzurre e a tutti gli appassionati del nostro Paese. Si cambi, ci si evolva anche mostrando quanto il pensiero calcistico del CT della nazionale con quattro stelle sul petto possa arrivare a tutti gli italiani. Si faccia opera di informazione, si apra Coverciano, senza farla apparire una casta chiusa.

Poi c'è il campo. Le riforme federali per cercare di aumentare il reale numero di convocabili (siamo qualitativamente e quantitativamente dietro le potenze calcistiche del Continente: è innegabile), devono procedere celermente. Anche perché che sia Mancini o Spalletti o Conte o altri, all’Italia mancano giocatori, ed è impensabile che nel nostro Paese sia sparito il talento. Trovare talento non è compito del CT, anche se da Luciano ci aspettiamo intuizioni, come fu per Mancini. D’altronde, in periodi di vacche magre, tocca affidarsi alle doti dei più bravi. E certamente Spalletti rientra a pienissimo titolo nel gruppo.
L’Italia calcistica merita tanto, l’uomo nato a Certaldo farà di tutto per farla tornare ad alto livello. Che i dirigenti siano con lui senza usarlo da parafulmine. Non lo merita lui, non lo meritiamo noi appassionati. Vogliamo solo godercelo.

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