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L’ex LGI si racconta: parola a Luca Villa Tra calcio giocato e università: “La mia fortuna si chiama Pergolettese”

L’ex LGI si racconta: parola a Luca Villa  Tra calcio giocato e università: “La mia fortuna si chiama Pergolettese”TUTTOmercatoWEB.com
© foto di Paolo Baratto/Grigionline.com
sabato 27 novembre 2021, 13:36La Giovane Italia
di La Giovane Italia
fonte La Giovane Italia (Andrea Manderioli)
Il terzino classe 1999 originario di Segrate si racconta a tutto campo

Consueto appuntamento con la rubrica “Ex LGI”: dopo aver dato spazio alle avventure calcistiche di un attaccante come Andrea Magrassi della Virtus Entella (https://www.tuttomercatoweb.com/la-giovane-italia/l-ex-lgi-si-racconta-parola-ad-andrea-magrassi-della-virtus-entella-1612243), vi portiamo a scoprire e a ripercorrere la storia personale e la carriera sportiva di un terzino. Nello specifico si tratta di Luca Villa, classe ’99 di Segrate (MI), militante da diversi anni nelle fila della Pergolettese.

Che tipologia di terzino sei, come ti definiresti? Hai sempre giocato in quel ruolo? In chi ti rivedi a livello di caratteristiche?

“Ormai sono anni che faccio il terzino, anche se nelle giovanili ho giocato anche come esterno offensivo. Dal mio esordio in Serie D, il mio campo d’azione è diventato stabilmente la fascia sinistra del campo. Visti i miei trascorsi in attacco, mi piace molto la fase di spinta e qualche volta provo anche ad arrivare alla conclusione. Con l’esperienza sto migliorando molto anche la fase difensiva: prima di tutto devo pensare a difendere, e se c’è la possibilità di spingere ben venga; questo dipende molto dal tipo di avversario che si ha di fronte. Pur non essendo un giocatore dotato di grande fisicità, sono abbastanza rapido. Un calciatore che mi piace molto e in cui mi rivedo sia per caratteristiche, sia per il percorso, caratterizzato da gavetta e sacrificio, è Manuel Lazzari, anche se gioca sul lato destro del campo a differenza mia”.

Raccontaci come si è svolto il tuo percorso a partire dalle giovanili…
“Il mio percorso calcistico ebbe inizio all’età di 5 anni alla Concorezzese, club dilettantistico della mia zona, nel quale mio nonno è stato presidente per lungo tempo. Poi, crescendo, ho fatto un po' di provini prima che mi prendesse il Monza: ne feci uno al Milan quando giocavo ancora come esterno d’attacco, non sfigurai affatto, ma fui comunque scartato a causa della mia bassa statura (1,71 cm). A Monza sono rimasto 6 anni tra Giovanissimi e Allievi Nazionali. Mi sono poi dovuto trasferire visto il fallimento della società, anche se a malincuore perché ero veramente comodo alle strutture (in 3 minuti raggiungevo il campo da casa mia), ma anche perché arrivare nella prima squadra del Monza è sempre stato un mio piccolo sogno. A Renate ho fatto un anno di Allievi Nazionali in cui uscimmo ai quarti di finale, e l’anno dopo la Berretti, arrivando in una finale scudetto conclusasi con la beffa al 90’ da parte del Livorno. Sono state due annate intense, culminate con l’esordio in prima squadra a soli 16 anni in una partita di Coppa Italia”.

Da qui l’inizio della tua carriera post-giovanili, raccontaci come si è sviluppata…

“Dopo la finale scudetto persa, mi si sono aperte diverse porte, tra cui alcune dalla Serie C, ma io preferii accasarmi in quarta serie per poter giocare con maggiore continuità. Scelsi la Pergolettese, e devo dire che è stata la mia fortuna, perché già nelle prime due annate trovai grande costanza. Oggi sono al quinto anno che indosso questa maglia e ho avuto l’onore di diventarne il capitano. Qui a Crema mi sono trovato benissimo fin dal primo momento”.

Nella stagione 2018/19 la Pergolettese si rese protagonista di una vera e propria impresa, con la vittoria di un campionato di Serie D colmo di nobili decadute come Modena e Reggiana…
“Già il primo anno in Serie D raggiungemmo i playoff, ma l’anno successivo abbiamo fatto qualcosa di straordinario, vista la difficoltà del girone, sebbene partimmo con il freno tirato e con un avvicendamento in corso d’opera sulla nostra panchina. Anche verso la fine di quella stagione perdemmo diversi punti per strada e il Modena ci riprese, tanto che fummo costretti a giocarci tutto nello spareggio promozione. Fu una partita indimenticabile perché ci siamo conquistati la Serie C sul campo”.

Quali sono i tuoi obiettivi sia a livello personale che a livello di squadra?
“Sono due anni che ci salviamo. L’anno scorso siamo arrivati ad un passo dai playoff e oggi vogliamo continuare su questa lunghezza d’onda con lo stesso obiettivo principale, che rimane la salvezza. Poi quel che verrà ci prenderemo”.

Nel match casalingo contro la Pro Vercelli, vinto per 4-0 dai cremaschi, l’ultima rete l’hai siglata proprio tu, così come l’assist per il secondo gol. Raccontaci com’è andata…

“La Pro Vercelli è una signora squadra e questo avvalora ancor di più il nostro risultato. Il mio gol è nato in una fase della gara in cui le squadre si sono allungate e c’era la possibilità di spingere. Mi sono ritrovato in area, ho raccolto una respinta del portiere, successiva a un nostro tiro da lontano, e ho depositato in rete. Per me è stata una gioia particolare trovare il primo gol stagionale e spero sia il primo di tanti altri”.

La tua vita al di fuori del calcio?
“Sono prossimo al terzo anno di università: sto frequentando corso universitario per via telematica del San Raffaele di Roma, facoltà di Scienze Motorie, per poter portare avanti la mia aspirazione di rimanere un giorno, quando smetterò di giocare, all’interno di questo mondo. Mi piacerebbe ricoprire un ruolo dirigenziale in futuro: le figure che mi attraggono maggiormente sono quella di Direttore Sportivo, ma anche quella di agente. Escluderei la possibilità di fare l’allenatore, al momento non mi ci vedo, ma mai dire mai”.

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