Ansia ed attesa, le due anime dell'Inter verso la finale
L’attesa per un traguardo da tagliare per primi, l’ansia di doverlo fare per non vanificare il lavoro dei nove mesi precedenti. Le ore di immediata vigilia dell’Inter rispetto alla finale di Coppa Italia ondeggiano tra pensieri positivi ed altri che angosciano, come per ogni finale che si rispetti. Il lavoro svolto da Simone Inzaghi corre un rischio evidente, non che il tecnico ne abbia la minima responsabilità: ovvero quello di essere valutato unicamente in base ai risultati conseguiti. E se da un lato è vero che un trofeo è stato già messo in bacheca, dall’altro è evidente che non potrebbe essere sufficiente per regalare una sensazione di soddisfazione tirando le somme del lavoro fatto e del progetto costruito. Il campionato sta scappando di mano, ed allora resta la partita secca, quella da dentro o fuori, per la quale i nerazzurri per stile di gioco e qualità di manovra sembrano essere più predisposti.
Gli uomini del destino, oltre alla guida tecnica, vanno identificati nel leader riscoperto dal punto di vista realizzativo, Lautaro Martinez, ed in chi non ha mai avuto un solo momento di flessione da agosto ad oggi. L’anima croata della squadra composta dall’asse Brozovic-Perisic, per essere chiari, e quel Milan Skriniar che ha rappresentato una certezza impossibile da scalfire per rendimento ed affidabilità. Leader sul campo, chiamati a trascinare all’esultanza collettiva. Senza lasciare spazio ad ulteriori rimpianti. La missione dell’Inter sarà essenzialmente questa.
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