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Il Barcellona ci aveva provato, Marotta lo ha blindato e Lautaro ha stretto la fascia al braccio

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Marta Bonfiglio
Oggi alle 07:00Serie A
autore Marta Bonfiglio
01.10.2026 07:00Serie A
La telefonata tra Marotta e Laporta per Lautaro Martinez dello scorso mercato ha un significato importantissimo per l'attaccante argentino.
FotoTUTTOmercatoWEB
© foto di www.imagephotoagency.it

Il Barcellona aveva messo gli occhi su di lui. Lautaro Martinez. E non si trattava di un semplice interesse di mercato, di uno di quei nomi appuntati su una lista destinata poi a rimanere nel cassetto. Il Toro era un obiettivo vero. Joan Laporta, presidente del club blaugrana lo ha raccontato, spiegando di aver provato a portarlo in Spagna. La risposta di Marotta è stata netta: Lautaro non è in vendita. Una frase che, riletta oggi, assume un peso ancora maggiore. Perché il valore del capitano dell'Inter non si misura soltanto dal numero dei gol o dalla qualità delle sue giocate. Si misura anche dalla posizione che occupa dentro il progetto nerazzurro. E Lautaro, ormai, è molto più di un attaccante.

La risposta di Lautaro

A certe attenzioni si può rispondere in tanti modi. Lautaro lo fa come ha sempre fatto, con il lavoro. Gli è stato detto di non essere abbastanza decisivo nelle partite importanti. Ha vissuto momenti nei quali le critiche sembravano pesare più dei gol segnati. È stato anche costretto a guardare una finale del Mondiale dalla panchina. La sua risposta, però, non è mai arrivata attraverso proclami o polemiche. È arrivata dal campo. E oggi il Toro sembra avere una consapevolezza diversa. Quella di chi sa che la fascia non è soltanto un simbolo da indossare sul braccio, ma una responsabilità da assumersi nei momenti in cui la squadra ne ha più bisogno. Le doppiette contro Napoli e Roma sono arrivate proprio lì, dentro due partite nelle quali l'Inter era stata costretta a inseguire. Quattro gol che raccontano una parte importante del momento di Lautaro, ma che soprattutto raccontano il suo modo di interpretare il ruolo di capitano.
Contro il Napoli l'Inter si era ritrovata sotto di due gol. Lautaro ha riaperto la partita e poi ha completato la rimonta. All'Olimpico, contro la Roma, la storia si è ripetuta: i nerazzurri hanno dovuto rincorrere e il numero 10 ha trovato ancora una volta il modo di incidere. Non è soltanto una questione statistica. Lautaro corre, pressa, combatte, viene incontro ai compagni, attacca la profondità e continua a giocare anche quando la partita non prende la direzione desiderata. È questa presenza costante a renderlo diverso dal semplice finalizzatore. Il capitano non aspetta necessariamente che la partita venga incontro a lui. Prova a cambiarla. Ed è forse proprio questo che ha convinto il Barcellona a pensare a lui. Un attaccante capace di segnare, ma anche un giocatore che ormai porta un peso tecnico e caratteriale molto più grande rispetto al passato.

Marotta ha chiuso la porta

La telefonata raccontata da Laporta aggiunge un capitolo interessante alla storia. Il presidente del Barcellona ha ammesso di aver voluto Lautaro e di averne parlato con Marotta. Ma dall'altra parte ha trovato un dirigente che non ha aperto nessuna trattativa. Il motivo è semplice, Lautaro è il giocatore che porta la fascia. Quello che dovrebbe continuare a rappresentare il presente e il futuro della squadra. Quello che nei momenti difficili viene cercato dai compagni e che, sempre più spesso, trova una risposta nel pallone che finisce in rete. Alla porta del mercato posso arrivare anche i club più grandi, ma oggi quella Marotta l'ha tenuta chiusa.
Forse è proprio questo il riconoscimento più significativo per Lautaro. Non una dichiarazione, non una promessa, non una fascia consegnata prima di una partita. Ma la consapevolezza che, quando un grande club europeo arriva a chiedere il tuo nome, dall'altra parte c'è un'Inter che non vuole nemmeno cominciare a discutere.

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Immagine editoriale di Luca Calamai
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