Da 140 a 230 milioni per rifare il Dall'Ara: perché il Comune si è tirato indietro e cosa può succedere
Bologna riparte da zero. È questa la sintesi della delibera approvata oggi dalla giunta del Comune emiliano, che ha messo la parola fine alla procedura per il restyling dello stadio Dall’Ara, avviata circa dieci anni fa su impulso della società di Joey Saputo, e franata anzitutto per l’aumento dei costi del progetto.
La proposta iniziale del Bologna era infatti relativa a un investimento complessivo da 140 milioni di euro: 100 li avrebbe versati la società, 40 il Comune, che sarebbe rimasto proprietario dello stadio. Cifre da rivedere decisamente al rialzo: complice l’aumento dei costi delle materie prime (su cui incidono eventi geopolitici come la guerra in Ucraina e i dazi USA), il costo del restyling è schizzato a circa 230 milioni di euro. Soldi che nessuno, né il club né il Comune, può permettersi di spendere per rifare lo stadio. Nella delibera, inoltre, si fa riferimento alla mancanza di alcuni documenti, che la società rossoblù avrebbe presentare e non ha depositato. In particolare, mancherebbero il quadro economico aggiornato, il Piano economico finanziario asseverato e il relativo schema di convenzione comprensivo della matrice dei rischi. Questioni formali: alla base c’è la sostanza di cui sopra
E ora? Lo stop del Comune era ampiamente nell’aria. Nella giornata di ieri Claudio Fenucci, amministratore delegato del Bologna, era intervenuto proprio sul tema: “Da qui ai prossimi mesi verranno fuori nuove proposte, ma noi siamo fermi sul fatto che siamo disponibili a fare un investimento - tra debito e capitale - di 100 milioni. Adesso o troviamo altri imprenditori che abbiano interesse che Bologna diventi sia un centro attrattivo sportivo e culturale e si crei un polo più vasto che possa attirare investitori o sarà necessario fare un nuovo stadio, ma la proposta non parte da noi perché non abbiamo alcun interesse nel guadagnare dalla costruzione dello stadio”. Fenucci ha anche fatto riferimento all’esempio di Cagliari, dove il nuovo impianto porta con sé anche investimenti alberghieri e in altre attività ricettive. Era una risposta, in sostanza, al sindaco Matteo Lepore, che nei giorni scorsi aveva ipotizzato la costruzione di un nuovo stadio in un’altra zona della città. Il messaggio del Bologna calcio è chiaro: deve partire dal Comune. Che, però, nella delibera di oggi, fa riferimento al proprio interesse “alla ristrutturazione ed ammodernamento dello Stadio e quindi la propria disponibilità a valutare una nuova proposta aggiornata e completa, ivi compresa la valutazione di un contributo pubblico alla realizzazione del progetto”. Uno scenario, quello della ristrutturazione, che non sembra più attuale.











