Fatto il processo a Inzaghi, non è tutta colpa sua. Musi lunghi e reazioni: tocca ai giocatori
Simone Inzaghi ha, suo malgrado, rubato la scena. "Sono io il responsabile", ha dichiarato l'allenatore dell'Inter dopo la sconfitta contro l'Udinese, pesante perché era la gara dalla quale i nerazzurri aspettavano risposte e queste ultime sono state tutto fuorché positive. I cambi spiazzanti, la mancata ricerca di un piano B, un certo appiattimento comunicativo: tutti ingredienti che hanno portato il tecnico, confermato dalla società, a essere il principale argomento di cui discutere. Fatto, un po' sommario e un po' doveroso come sempre in questi casi, il processo a Inzaghi, c'è anche bisogno di guardare dall'altra parte della barricata. Che poi, appunto, non dovrebbe essere tale, ma tant'è.
Musi lunghi, calci alla panchina. Sui motivi che abbiano portato Nicolò Barella a guardare dalla panchina l'intera gara contro il Bayern Monaco, sono circolate illazioni e una mezza spiegazione, convincente fino a un certo punto, dello stesso Inzaghi. Sta di fatto che il giorno dopo Marotta ha deciso per la terapia d'urto, una sorta d'intervento di gruppo e sul gruppo per unire cocci di qualcosa che non si era ancora rotto, ma minacciava di essere lì lì per. Dopo il cambio, prematuro ma giustificabile anche al di là del cartellino giallo, Alessandro Bastoni si è lanciato in una furente reazione contro la malcapitata panchina degli ospiti alla Dacia Arena. Lo stesso tecnico l'ha pubblicamente derubricata a reazione comprensibile. Marcelo Brozovic ha già rimediato cinque ammonizioni in sette giornate: sono tantissime. Nel mezzo, qualche muso lungo qui e lì, la sensazione generale di uno sfilacciamento dello spogliatoio che anche in società è percepito come il principale, se non l'unico, motivo per cui dubitare davvero di un futuro insieme a Inzaghi.
Ma i giocatori dell'Inter hanno dato il massimo? E qui s'arriva al punto. Di tutte queste difficoltà, delle critiche a Inzaghi, resta fuori chi incide di più sul campo. I calciatori. Al tecnico tocca dare risposte su diversi argomenti: la tenuta difensiva, la difficoltà di trovare soluzioni offensive, lo scarso impiego dei giovani, l'efficacia nel cambiare la partita in corso di svolgimento. Alla fine della fiera, però, il risultato dipende dai giocatori. Saliti nell'Olimpo due anni fa con lo scudetto firmato Conte, capaci di reggere a un'estate difficile l'anno scorso con lo stesso Inzaghi, oggi non all'altezza di quello che dall'Inter, bene o male, ci si aspetta. E quindi, prima ancora che dall'allenatore, che oggi non paga ma se lo facesse sarebbe perché - vecchio adagio del calcio - è più semplice cambiarne uno che ventidue, alla ripresa del campionato le risposte e le reazioni, questa volta positive, spetteranno ai giocatori dell'Inter. Perché Inzaghi non scende in campo, ma loro sì. E a supporto avranno anche un Lukaku in più.
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