Inter, Bastoni fischiato 90 minuti a Lecce: ma è giusto bersagliare solo lui?
Alessandro Bastoni ha capito, fin dal primo pallone che ha toccato, che a Lecce avrebbe vissuto una serata particolare. Dopo una settimana da incubo per quella simulazione fatta contro la Juventus. Al Via del Mare il difensore è stato fischiato (e da più di qualcuno, anche insultato) ad ogni giocata. Chivu e il suo staff si sono mostrati sorpresi: "Ma come? Perché fischiano?" si sono interrogati alla prima occasione. E poi: "Bravo Ale, non ci pensare", lo ha incoraggiato Chivu.
Bastoni ha sbagliato, nel derby d'Italia. Non avrà pagato dal punto di vista disciplinare - e questa è stata la stortura della vicenda, visto che per contro Pierre Kalulu ha saltato la sfida con il Como - , ma lo ha fatto fin troppo dal punto di vista umano. Sentirsi al centro di ogni discussione, dai bar sport alle sale del Parlamento, non deve essere stata una passeggiata, il tutto condito dai soliti commenti beceri, o minacciosi, via social network.
Ma a quanto pare non finisce qui: ora il rischio è che Bastoni diventi una sorta di simbolo in negativo, da bersagliare ad ogni occasione per un singolo errore commesso.
Ogni persona è libera di contestare o fischiare chi vuole quando si reca allo stadio, se lo fa civilmente. Al contempo viene naturale chiedersi come mai ora il centrale nerazzurro rischi di vedersi attaccata un'etichetta che non lo descrive, come quella del "simulatore"? Prima dell'episodio incriminato, non si ricordano episodi simili che lo riguardassero. Ciò che si ricorda, invece, sono le innumerevoli simulazioni cui assistiamo ad ogni weekend di Serie A. Verrà preso di mira ogni giocatore che ha commesso una simulazione o accentuato un contatto, dunque?











