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Inter, Biasin: "Il segreto di questo grande gruppo in una parola? Disponibilità"

Inter, Biasin: "Il segreto di questo grande gruppo in una parola? Disponibilità"TUTTO mercato WEB
sabato 11 maggio 2024, 07:59Serie A
di Redazione TMW
fonte Fabrizio Biasin per LINTERISTA.IT

Ben ritrovati. L’altro giorno ho avuto la fortuna di farmi un giro ad Appiano Gentile. Ho potuto imbastire una bella chiacchierata con Piero Ausilio, direttore sportivo dell’Inter da un paio di ere geologiche. Mi ha raccontato un sacco di cose, alcune persino vere (qui grande sarcasmo!), il resoconto lo potete trovare qua e là in giro nell’internette, ma non è di questo che vi voglio parlare, semmai di quello che ho visto. Perché è importante.
Ho visto un manipolo di tifosi appostati nei pressi del cancello. Sorridevano come bimbi a Gardaland. Ed erano lì nella speranza che qualcuno si fermasse per una foto o un saluto. E pazienza se poi non passa nessuno, perché è bello anche solo star lì a respirare interismo e polvere di stelle.
Ho visto i ragazzi che hanno conquistato lo scudetto della seconda stella che lasciavano il centro dopo l’allenamento. Tutti visibilmente appagati. E gentili. E sorridenti. E consapevoli di aver fatto una cosa grande. Vi assicuro che in passato questa cosa qui non era affatto la normalità.
Ho visto Matteo Darmian e ci ho fatto quattro chiacchiere. Una persona deliziosa. Uno che è arrivato in nerazzurro in punta di piedi e ha mantenuto la stessa umiltà anche ora che potrebbe dire “ué, pensavate che fossi una mezza calzetta eh?”. Prezioso come pochi.
Ho visto l’armeno Mkhitaryan. E con lui abbiamo brevemente parlato della stagione. E mi ha spiegato il suo concetto di gruppo.

Cosa significa “unita d’intenti”. L’essere squadra.
E io scioccamente gli ho detto “minchia, non hai un filo di grasso!”.
E lui mi ha risposto “un filo sì, serve per trovare le energie al minuto 90, quando non ce la fai più ma non puoi smettere di correre”. E allora mi ha raccontato come si fa a rinculare per 40 metri nei minuti finali di Udinese-Inter, per tentare un recupero apparentemente impossibile. “Eh, devi convincere la mente che quella è la cosa giusta da fare, anche se il corpo non è d’accordo”.
Ad avercene.
Ho visto Riccardo Ferri e Massimiliano Farris.
E Massimiliano Farris mi ha spiegato nei dettagli il segreto di questo gruppo.
E lo riassumerò con una parola: disponibilità.
E mi ha parlato dei ragazzi che più si sono visti sul campo ma, soprattutto, di quelli che si sono visti di meno. Di Klaassen, per dire. Un giocatore enorme che ha compreso il suo ruolo e “si è allenato ogni santo giorno sempre con la stessa incredibile intensità. Bisogna essere dei rari professionisti per fare una cosa del genere ben sapendo di avere poco spazio. Un vero esempio”. E mi ha raccontato la bellezza che può provare un interista come lui nel riuscire a vincere uno scudetto così importante… e proprio nella sua squadra del cuore.

Ho visto i componenti dello staff nerazzurro, da Marotta ai responsabili dell’ufficio stampa, dai baristi ai magazzinieri. Ed è proprio osservando tutte queste cose che ti rendi conto del perché l’Inter un tempo generosa ma pasticciona, si è trasformata in una macchina vincente.
Tutti sanno quello che devono fare, tutti lo fanno al massimo, tutti sono felici di farlo.
Ok, lo so, sembra il racconto del Mulino Bianco, ma è esattamente il posto in cui sembrava di essere.
Il capolavoro del campo è figlio di un’organizzazione che non c’era. E questa preziosissima cosa va preservata più di qualunque altra. Stop.

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