Mercato-lampo con l'incognita cessioni: tra big e giovani, Inter su due binari paralleli
Un grande attaccante, chissà due se davvero fattibili. I nomi sono quelli di Paulo Dybala e Romelu Lukaku: Inzaghi è ammaliato dal poterli allenare, la cautela di Marotta sul secondo ricorda tanto lo scetticismo di qualche anno fa su CR7, ma per motivi e in condizioni ben diverse. Un grande centrocampista come Henrikh Mkhitaryan e un giovane talento come Kristjan Asllani. Due esterni di fascia, Raoul Bellanova e Andrea Cambiaso, uno dei migliori difensori del campionato se non due, Gleison Bremer e/o Nikola Milenkovic. In entrata, l'Inter del futuro la si può immaginare così, più o meno, e in tempi rapidi. Lo ha detto anche ieri Beppe Marotta: "Vogliamo provare a completare tutto entro giugno". L'utopia di qualsiasi dirigente da che mercato è mercato, ma questa volta la sensazione è che l'ad nerazzurro ci creda davvero, per un motivo molto pratico.
Ad agosto si giocano quattro giornate. E quindi arrivarci nel migliore dei modi sarà fondamentale: vale per l'Inter, così come per le altre. A cospetto del prossimo, stranissimo, campionato, molto anticipato e poi fermo per oltre un mese causa mondiale, ci sono due possibili strategie: muoversi con grandissimo anticipo, oppure sfruttare l'immediato tour de force a mercato aperto per capire cosa vi sia da migliorare. Quei punti rischiano comunque di diventare subito pesanti, soprattutto se qualcuno dovesse fare en plein e qualcun altro iniziare col freno a mano tirato. Logico volersi trovare nella prima e non nella seconda condizione.
Il bilancio tra entrate e uscite. In viale della Liberazione, un obiettivo su tutti è chiaro: chiudere l'estate con almeno sessanta milioni di euro di attivo. Meglio se ottanta, tanto per essere tranquilli. Un traguardo da costruire passo dopo passo, e bisogna partire da una considerazione: pur semplificando al massimo il ragionamento - non consideriamo ammortamenti, plusvalenze, formule alternative e via discorrendo - arrivare al fatidico +60 vorrebbe dire mettere in cantiere un mercato in uscita che porti in cassa almeno 140-160 milioni di euro. Il perché è presto detto: i nomi di cui sopra costano. Chi più e chi meno, qualcuno arriverà a zero ma, con qualche approssimazione, se gli innesti saranno quelli servirà un budget tra i 60 e gli 80 milioni di euro. Lasciamo al lettore il divertimento di fare il resto dei calcoli.
I big liberano i big, i giovani finanziano i giovani. Fatte queste premesse, come si potrebbe disegnare il mercato nerazzurro? Siamo all'inizio della stagione estiva - per esempio un anno fa, a questo punto, l'Inter non aveva in programma di cedere Lukaku - ma lo scenario più realistico è quello della cessione di un big: a oggi, più Lautaro di Skriniar o Bastoni. Poi un "quasi-big" per avvicinarsi al target: De Vrij o Dumfries, anche se non è proprio la stessa cosa a livello economico. E infine - posto che non si sono fatti nomi potenzialmente appetibili all'estero come Calhanoglu o chi come Dzeko e Correa visto il sovraffollamento potrebbe cercare spazio altrove - la parte che, rispetto programmi di Marotta e Ausilio, potrebbe anche fare la differenza: il tesoretto che i giovani, da Pinamonti in giù, potranno andare a garantire. Vendere, figuriamoci bene, è la missione più difficile per ogni dirigente. Dettarne i tempi, lasciamo perdere. Per l'Inter, che ha già bloccato più di uno dei profili di cui sopra, ma ha bisogno di alleggerirsi per chiudere, diventa un compito cruciale.
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