Toni: "Serve obbligare le squadre di A ad avere due o tre diciottenni italiani in rosa"
Luca Toni, ex attaccante di Fiorentina, Juventus e Roma, tra le altre, ha parlato così della crisi del calcio italiano in una intervista a Tuttosport: "Se non si trova il modo di obbligare le squadre di serie A ad avere in rosa almeno due o tre giocatori italiani, al massimo diciottenni o diciannovenni, provenienti dal settore giovanile, la vedo dura. So che questo andrebbe in qualche maniera contro le regole dell’Unione Europea, però magari un modo prima o poi si trova. È lì, nei vivai, che bisogna investire il più in fretta possibile. Nel momento delle elezioni ne parlano tutti, poi a elezioni concluse non ne parla più nessuno. Non vorrei che fosse già finito tutto a tarallucci e vino. Tifo per Gianfranco Zola, appena arrivato in federazione (Il presidente Malagò gli ha affidato l’incarico di coordinatore per i progetti delle attività giovanili del Club Italia ndr)".
Il ct ripartirà dal 4-3-3: scelta che condivide?
"Al mille per mille. Vedo però un problema: la squadra di serie A che utilizza più italiani, l’Inter, gioca con il 3-5-2, un sistema di gioco che peraltro non amo. È blindato, non può diventare altro in corsa, infatti spero che Chivu prima o poi possa cambiare idea. Il 4-3-3, invece, può trasformarsi in 4-4-2, o 4-4-1-1 o 4-2-3-1, con interpreti in grado di saltare l’uomo ad esempio".
Interpellato sulle somiglianze e le differenze con Pio Esposito, ha spiegato che l'attaccante usa molto il corpo e il fisico proprio come faceva lui, pur ritenendo che debba diventare più efficace sotto porta. Ha poi aggiunto, con grande chiarezza, che alla sua stessa età lui non era forte quanto Esposito.






