Petrone su Di Bari: "Da Casarano a Salerno in dodici giorni: troppo poco tempo"
Esclusiva TMWMario Petrone analizza il momento della Serie C: dallo straordinario rendimento dello Spezia, tornato in categoria dopo quattordici anni, alla crescita del Potenza di Ivan Tisci, fino alla scelta della Salernitana di affidarsi a Vito Di Bari dopo l’esonero dal Casarano. Queste le sue considerazioni nel corso dell’intervista concessa ai microfoni della radio ufficiale di TuttoMercatoWeb.com.
Mister Petrone, partiamo dal girone B. Lo Spezia è tornato in Serie C dopo quattordici anni e ha assorbito il passaggio con una rapidità sorprendente. Quanto ha inciso la solidità della società?
“È stato fatto un ottimo lavoro. Dopo tanti anni di Serie B, lo Spezia può contare su una struttura solida alle spalle e su una dirigenza di grande livello. Avevamo detto fin dall’inizio che sarebbe stata una squadra in grado di disputare un campionato di vertice e lo sta dimostrando. Lo ripeto spesso: nel calcio vince chi riesce a garantire continuità, sia dal punto di vista societario sia da quello tecnico. Lo sta dimostrando anche il Potenza nel girone C. Spezia, Cittadella, Brescia e la stessa Reggiana sono realtà solide, che possono sbagliare una o anche due stagioni, ma che, attraverso la continuità, prima o poi riescono a trovare l’annata giusta”.
Restando nel girone C, ha citato il Potenza. La società ha scelto Ivan Tisci, reduce da un’ottima esperienza al Pineto. Che impressione le sta facendo?
“Ho visto la partita e il Potenza mi ha confermato di avere idee precise. È una squadra che può cambiare tipologia e modo di giocare anche durante la stessa partita, con giocatori che attaccano molto bene gli spazi e una buona capacità di sviluppare gioco. Il lavoro di Tisci si vede e, ripeto, parliamo di un organico con grandi potenzialità e di una società che sta crescendo ogni anno. Merita assolutamente gli elogi per il primo posto in classifica e per il percorso che sta portando avanti”.
Salernitana e Catania stanno rendendo al di sotto delle aspettative. A Salerno, dopo l’addio a Serse Cosmi, è arrivato Vito Di Bari, esonerato dal Casarano dodici giorni prima. Si può parlare di una scelta rischiosa?
“Di Bari è sicuramente un allenatore con un futuro e una prospettiva, ma sinceramente credo che a Salerno sarebbe servita un po’ più di esperienza. Sono valutazioni che spettano ai dirigenti. Per quanto riguarda la possibilità che un allenatore riesca a cambiare pelle in un arco di tempo così ristretto, la vedo piuttosto difficile. Dodici giorni sono pochi. Di Bari aveva fatto molto bene l’anno scorso a Casarano e poi l’avvio non è stato positivo per diversi motivi. Ritengo comunque che liberarsi in appena dodici giorni di un’esperienza vissuta in un ambiente per un anno e mezzo non sia semplice. Entrare poi in uno spogliatoio come quello della Salernitana significa confrontarsi con una situazione nella quale c’è un solo risultato a disposizione: a Salerno devi vincere, c’è poco da fare”.
Restiamo sugli allenatori che cambiano squadra in corsa. Vinicio Espinal, dopo l’ottimo lavoro alla Giana Erminio, aveva accettato la Casertana senza trovare i risultati sperati e ora è tornato nel girone A, alla guida della Dolomiti Bellunesi. Cambiare girone può rendere più semplice il passaggio?
“Assolutamente sì. Sono favorevole a questa regola, anche in Serie D e nei campionati dilettantistici. Dal mio punto di vista non è corretto, sul piano professionale, allenare due squadre appartenenti allo stesso girone nella medesima stagione. Non è tanto una questione che riguarda l’allenatore, quanto le società che decidono di accettare questo tipo di soluzione. Credo che questa regola possa contribuire a evitare di alterare l’andamento del campionato, almeno dal punto di vista strategico. Pensiamo, per esempio, a due formazioni che lottano per la promozione oppure per evitare la retrocessione: un tecnico che lascia una squadra per andare ad allenarne un’altra conosce già il lavoro svolto nella precedente realtà e potrebbe avere informazioni e conoscenze utili a incidere sugli equilibri. Cambiare girone, invece, è una soluzione che considero assolutamente accettabile”.
Passiamo all’FVS. Diverse società lamentano tempi di revisione troppo lunghi, tanto che qualcuno preferirebbe un errore arbitrale a una partita interrotta per cinque o sei minuti. Qual è la sua opinione?
“In alcune circostanze questa problematica è emersa in maniera evidente. Purtroppo in Serie C non ci sono la stessa tecnologia e le stesse risorse umane a disposizione della Serie A. Il problema è anche legato al modo in cui viene percepito un eventuale cambio di decisione: se viene considerato come l’ammissione di un errore di valutazione, credo che diventi difficile per un arbitro accettarlo nel corso della partita. Il motivo per cui si perde tanto tempo è proprio legato al fatto che chi opera dietro al monitor è sostanzialmente da solo e deve prendere una decisione senza poter contare su un’organizzazione più ampia. Anche in Serie A, del resto, si commettono errori. Gli errori esistono a tutti i livelli e vanno accettati. Ridurre i tempi delle revisioni in Serie C, sinceramente, sarà difficile con l’attuale organizzazione, perché sono poche le persone che lavorano dietro al monitor”.






