La scomparsa di Alex Manninger, il ricordo di amici e colleghi
Ci ha lasciati Alex Manninger in un terribile incidente d'auto.
In Italia lo abbiamo visto con le maglie di Fiorentina, Torino, Bologna, Siena e Juventus, con un fugace passaggio a Brescia.
In carriera, tra gli altri, ha indossato la maglia dell'Arsenal.
Sotto il ricordo di alcuni amici e giornalisti
Gigi Buffon:
"Caro Alex, ogni parola è superflua. Ogni lacrima sarebbe solo l'ennesima per la perdita di un amico e di una persona che ho sempre ammirato. Hai scelto di rimanere indipendente dall'assuefazione del mondo del calcio, andando alla ricerca della tua felicità nelle cose semplici: una vita salutare nei boschi, la pesca, la natura, la famiglia. Questo era il tuo credo. In un mondo spesso curvo e genuflesso, che rincorre sopraffazione, carrierismo e guadagni facili, tu hai sempre rivendicato la tua libertà, mantenendo una postura eretta, con l'orgoglio di chi sa cosa vuole. Hai avuto la forza di allontanarti da tutto questo e guardarci con quel tuo sorriso sornione, come a dire: “siete tutti matti, non mi avrete mai. Spero, anzi, sono certo, che da lassù continuerai a guidare i tuoi splendidi bambini e la tua giovane moglie. Riposa in pace. Gigi"
Lorenzo Cristallo:
Una mattina come tante.
Una mattina diversa da tante.
Forse una distrazione.
Di sicuro il fato.
Malevolo, beffardo, cinico.
Un passaggio a livello incustodito, dalle parti di Salisburgo. Un minivan che impatta con un convoglio in transito.
Una mattina come tante per Alex Manninger. La sua ultima mattina.
Il destino avverso di un uomo perbene. Di un uomo dai valori autentici e profondi.
Un calciatore che decise di tornare a svolgere il lavoro di falegname. Di tornare a svolgere il lavoro da dove tutto ebbe inizio; perché il calcio - a suo giudizio - fosse materia rivolta al business e agli affari.
Troppo egocentrismo per Alex Manninger, al fine di proseguire in quel mondo.
Ieri, dunque, Alex Manninger ci ha lasciati.
Sgomenti, sbigottiti, increduli.
A Firenze – prima di Fiorentina-Crystal Palace – è stato osservato un minuto di silenzio.
Paolo Vanoli – allenatore della Fiorentina, e suo ex compagno di squadra – a fatica ha trattenuto le lacrime.
Perché Alex Manninger fu un portiere ben noto dalle nostre latitudini.
Il trasferimento dall’Arsenal alla Fiorentina, nella stagione 2001/2002.
A seguire altre esperienze fra Torino, Bologna e Siena.
In bianconero per tre stagioni, in cui si mise in mostra.
Buone doti tra i pali, e un carisma da uomo spogliatoio.
Esemplare, sorridente, cordiale. In una sola parola: empatico.
Poi la Juventus.
Quattro stagioni all’ombra della Mole.
Il ruolo di vice-Buffon, le gare disputate da titolare, la notte di Madrid in cui Del Piero ricevette gli applausi del Bernabeu.
Ebbene, in quella serata magica di Champions League, Manninger difese la porta della Vecchia Signora.
Senza clamori; ma con sicurezza.
Infine lo scudetto del 2012, da terzo, alle spalle, per l’appunto, di Buffon e Storari; eppure Antonio Conte lo volle con sé, per trasmettere agli altri calciatori quei valori fondanti, affinché ogni ognuno si ricordasse di essere, prima di tutto, un uomo. Un uomo serio. Un uomo perbene.
Dismessi i guantoni; Alex Manninger se ne tornò nella sua Austria, per vivere in serenità, in pace con sé stesso e con la sua famiglia.
Di recente aveva raccontato di esser tornato a svolgere il lavoro di falegname; ben distante dai veleni e dagli interessi che gravitano attorno al calcio.
Ieri, Gigi Buffon, in un post a lui dedicato, ha descritto Alex Manninger come una persona solare e socievole; ma che guardasse tutti con quell’aria, come a dire:” Non mi avrete mai, in questo mondo”.
Ci ha lasciati ieri, dunque.
In una mattina come tante.
In una mattina diversa dalle altre.
Una distrazione, forse il fato.
Colpa del destino.
Lucio Rizzica:
Ci sono cose che spiazzano. Una di queste è ad esempio la morte di Alex Manninger, ex portiere austriaco della Juventus, travolto da un treno ad un passaggio a livello non custodito nei pressi di Salisburgo. Aveva 48 anni. Era sereno, da quando aveva appeso i guanti al chiodo si era ritirato per fare il falegname nei boschi vicino casa. Appena una settimana fa la 'Gazzetta dello Sport' gli aveva dedicato una pagina e un'intervista molto bella e sincera. Vicino alla fermata di Pabing, là dove c'è un attraversamento senza barriere, il minivan di Alex è stato preso in pieno e trascinato dal treno. Una morte brutta, sfortunata, inattesa, violenta. Il Manninger giocatore, molto aprezzato fra i pali, a Torino aveva vinto un campionato. Ma aveva pure giocato in Italia per Fiorentina, Torino, Bologna e per Brescia e Siena. Cresciuto nel Salisburgo, agli inizi della carriera, con l'Arsenal aveva vinto anche la Premier, la Coppa di Lega inglese e due Charity Shield. Era un uomo semplice e sincero, ma pure un professionista inimitabile. Una tragedia vera.
Stefano Discreti:
Ci sono serate che sembrano eterne, finché non passa il tempo a ricordarti che non lo sono.
5 novembre 2008
Real Madrid vs Juventus 0-2
Il Bernabeu in piedi per Alessandro Del Piero.
E dietro, in silenzio, Alex Manninger.
Non cercava applausi. Li rendeva possibili.
Oggi se ne va uno di quelli che stavano un passo indietro,
ma tenevano in piedi tutto.
E forse è questo che resta:
le grandi notti…
e chi le ha protette senza farsi vedere.
Buon viaggio Alex. RIP
Arsene Wenger:
Estremamente triste per la notizia che l'ex portiere Alex Manninger è morto dopo che la sua auto è stata investita da un treno. Solo 48 anni. I miei pensieri e le mie preghiere vanno alla sua famiglia e ai suoi cari.
Non date mai per scontato nessun giorno della vita amici miei. Questa vita è un viaggio breve. Non possiamo vivere in eterno ma dobbiamo assicurarci di creare qualcosa (un eredità) che lo faccia.
Giorgio Perinetti:
Il ricordo del direttore sportivo Giorgio Perinetti di Alex Manninger, il portiere austriaco venuto a mancare all'età di 48 anni. Cresciuto nelle giovanili del Salisburgo, spicca il volo grazie all’Arsenal, lo portò in Italia la Fiorentina nell’anno del fallimento, poi è stato a Torino, Bologna, Brescia, è stato soprattutto a Siena. E poi ha chiuso la sua esperienza in Italia con la Juventus, poi Augsburg e Liverpool.
Perinetti: «Sono veramente basito, scioccato e addolorato in una maniera tremenda perché mi ha scritto due giorni fa, ci siamo sentiti. Questo era ragazzo meraviglioso dal punto di vista personale, proprio del comportamento, degli atteggiamenti, un professionista meraviglioso. Io sono veramente scioccato. Sono stato a Siena recentemente, proprio la settimana scorsa, e lì è sempre ricordato come un ragazzo splendido, solare, meraviglioso, un professionista eccezionale.
Due giorni fa mi ha mandato un messaggio di saluti perché ci sentivamo sempre, tra l’altro io ho preso un ragazzo austriaco nella mia squadra all’Atletico Palermo, che è di Salisburgo, e quindi lui me l'ha raccomandato, me ne ha parlato bene. Ci sentivamo anche per parlare di questo ragazzo. Purtroppo il dolore evidentemente non mi vuole mai abbandonare. E perdere un ragazzo così, un amico così, una persona così mi addolora in un modo spietato, dico la verità».











