Irlanda-Israele, si allarga il fronte del boicottaggio: "Un genocidio è più importante del calcio"
Continua a suscitare polemiche in Irlanda la doppia sfida contro Israele in Nations League. Dopo le prese di posizione della presidente del Drogheda United Joanna Byrne, per la quale la proprietà – il fondo d’investimento statunitense Trivela Group – ha chiesto le dimissioni, e del noto allenatore Brian Kerr (ct irlandese dal 2003 al 2005), altri due tecnici di club di massima divisione si sono schierati a favore del boicottaggio della sfida agli israeliani per quanto sta accadendo a Gaza e in Cisgiordania. Si tratta di Stephen Bradley dello Shamrock Rovers e Stephen Kenny del St. Patrick's Athletic.
Il primo ha parlato così della questione: “Non credo che Israele debba partecipare alla competizione, vorrei che la partita non venisse giocata, ma non credo accadrà. - spiega Bradleu – Rifiutandosi di giocare si rischia una squalifica e la scelta non è semplice, ma penso che ci siano cose più importanti del calcio e un genocidio in corso è decisamente una di queste”.
“Il commissario tecnico e i giocatori sono in una brutta posizione, penso che dovrebbe essere la UEFA a prendere una decisione. Non si può adottare un approccio diverso per la Russia e Israele. La prima è stata giustamente esclusa perché quello che è accaduto in Ucraina è orrendo. - spiga Kenny – Ma anche ciò che sta accadendo a Gaza è altrettanto orribile”.
Sia Bradley che Kenny hanno espresso la propria solidarietà a Byrne.











