Il peggior modo di arrivare alla sosta. E ora Inzaghi rischia di perdere lo spogliatoio
Le schiarite con Torino e Plzen avevano illuso che fosse arrivato il sereno. Invece, due rondini non fanno primavera. È buio pesto in casa Inter, che chiude il primo rush di campionato con la terza sconfitta consecutiva in trasferta. Tutti troppo simili, questi tre ko, per non accendere un campanello d'allarme. Come se avessero un copione già scritto: il vantaggio iniziale, la rimonta, gli errori difensivi, i remi tirati in barca nel finale. Il tutto, nel caso di Udine, con un misto di nervosismo e insoddisfazione a fare da sfondo a una situazione ben più complicata di quanto non racontino i dodici punti racimolati in sette giornate.
Il peggior modo di arrivare alla sosta. Per come si era messa, quella di Udine poteva essere la domenica perfetta per approcciarsi alla sosta. Una vittoria avrebbe dato sicurezze e rasserenato gli animi. Una sconfitta, viceversa, inaugura ufficialmente quindici giorni in cui sarà difficile non considerare aperto un processo all'Inter. Sui media, ma anche dall'interno, sarà inevitabile; peraltro, con l'ostacolo per Inzaghi di non avere a disposizione, sotto mano, quasi tutti i giocatori della rosa. E qui sta un'insidia di non poco conto.
Cambi e scelte sotto accusa, ora Inzaghi rischia di perdere lo spogliatoio. Un mini-processo, in verità, ad Appiano era già stato celebrato. All'indomani del Bayern Monaco, tra delusioni sul campo e qualche scricchiolio interno, il confronto aveva visto tutti protagonisti. Dalla dirigenza allo staff tecnico, passando per i giocatori. Un tentativo di fare fronte comune innanzi alle difficoltà, che adesso rischia di non essere più sufficiente. La reazione rabbiosa di Bastoni, giovane ma non certo ininfluente nello spogliatoio, è una vicenda di campo, ma certifica che qualcosa non funziona come dovrebbe, nonostante Inzaghi abbia ribadito di sentire inalterato il feeling con la squadra. L'ironia sui social circa la rigidità nei cambi degli ammoniti è una cosa, una squadra che non capisce le scelte del proprio allenatore tutt'altra storia. Molto meno gestibile, per inciso. Rischia di finire nel calderone di una serie di questioni aperte: Handanovic non guferà Onana, ma è improbabile sia contento di guardare la Champions; l'insoddisfazione di Barella pre-derby era sotto gli occhi di tutti; i giovani, pur da ultimi arrivati, si chiedono perché siano fermi a un minutaggio del tutto irrilevante. In questo quadro, al netto del probabile confronto interno di oggi, la sosta è tutt'altro che una buona notizia: Inzaghi in questo periodo non potrà lavorare, né sul campo né sulla testa, con i suoi giocatori. E la distanza può alimentare i dubbi e le incomprensioni, senza dimenticare le consuete dichiarazioni ai media esteri, spesso foriere di ulteriori scricchiolii.
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