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Incontro Allegri-Furlani uno dei tanti, ma il messaggio è solo uno. Utile sia stato ribadito

Antonello Gioia
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Antonello Gioia
venerdì 24 aprile 2026, 07:30Serie A
24.04.2026 07:30Serie A
FotoTUTTOmercatoWEB
© foto di www.imagephotoagency.it

Massimiliano Allegri ha concesso per ieri un giorno di riposo ai suoi, ma lui non si è certo preso un giorno di vacanza. Anzi, se possibile, ha passato il giovedì con poi preoccupazione, cura e attenzione di quanto già non ne avrebbe avute allenando i calciatori a Milanello. Il tecnico livornese, infatti, è stato nel pomeriggio ospite a Casa Milan per un incontro - di una vasta serie - per programmare il prossimo futuro del club assieme a Igli Tare, direttore sportivo, e a Furlani, amministratore delegato rossonero.

Di cosa si è parlato
L’argomento all’ordine del giorno è stato, ovviamente, il calciomercato, con Allegri che ha ribadito - in un clima cordiale e di condivisione reciproca - le sue richieste per la prossima stagione. Anzi no, errata corrige: la richiesta è solo una. Fare una squadra per vincere. Da quella dipendono tutte le altre. L’allenatore ha accettato il progetto milanista per ricostruire al primo anno centrando la Champions League (per la cui ufficialità mancano sette punti) e per vincere al secondo; anche perché, come è stato lui stesso a ripetere più volte, in un club come il Milan si deve vincere. Tutto il resto viene dopo. E, per farlo, serve che gli venga costruita una squadra competitiva.

Messaggi
La direzione invocata da Allegri è chiaramente tecnica - servono almeno quattro calciatori alla Rabiot, cioè esperti, di status, già pronti per vincere - ma anche e soprattutto ideologica: un club come il Milan se ne fa il giusto degli attivi di bilancio, un club come il Milan può puntare a qualificarsi in Champions solo per ripartire e non si può essere soddisfatti ogni anno del solo piazzamento, in un club come il Milan nessuno è più grande del club stesso. Considerando come sono andate le ultime annate, utile che sia stato ribadito anche ieri.

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Immagine editoriale di Niccolò Ceccarini
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