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Milan-Inter, orgoglio e riscatto: Chivu vuole rompere il tabù derby

Marta Bonfiglio
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Marta Bonfiglio
Oggi alle 07:00Serie A
31.10.2026 07:00Serie A
Alla decima giornata del campionato di Serie A l'Inter scende in campo a San Siro nella "tana" dei rossoneri. Alle 20.45 c'è il derby di Milano.
FotoTUTTOmercatoWEB
© foto di www.imagephotoagency.it

Le luci di San Siro che si accendono, le sciarpe che colorano gli spalti, le bandiere alle finestre, i bar che si riempiono di tifosi e il rumore delle due curve che comincia a farsi sentire ancora prima del fischio d'inizio. Milano cambia volto, si divide e aspetta il suo appuntamento più atteso. Milan-Inter non è mai soltanto una partita, è una questione di orgoglio, appartenenza e supremazia cittadina. Per i nerazzurri c'è anche un conto da sistemare con il passato. Gli ultimi derby hanno lasciato più amarezze che sorrisi e Cristian Chivu non ha intenzione di nascondersi dietro la classifica o il momento delle due squadre. Il tecnico sa che la qualità da sola non basterà e che servirà un'Inter capace di interpretare ogni momento della gara con la giusta maturità. «Se sono sette partite in cui non abbiamo vinto, una domanda dobbiamo farcela», ammette, indicando chiaramente la necessità di cambiare qualcosa. Non negli interpreti, ma soprattutto nell'atteggiamento.

Sguardo al passato

È proprio su questo aspetto che si concentra il discorso dell'allenatore alla vigilia, che introduce un concetto tanto semplice quanto significativo: la provincialità. Una parola che nel calcio può sembrare quasi fuori moda, ma che Chivu considera fondamentale per affrontare una squadra con le caratteristiche del Milan. L'Inter dovrà saper soffrire, restare compatta, rinunciare quando necessario alla ricerca del gioco e non concedere spazi agli avversari. Non si tratta di snaturarsi o mettere da parte il proprio modo di interpretare le partite, ma di capire quando è il momento di abbassarsi, quando occorre proteggere gli spazi e quando, invece, si può tornare a prendere in mano il pallino del gioco. «Bisogna trovare un po' di provincialità quando non si ha la palla», è il passaggio più significativo della sua analisi. Non una rinuncia alla propria identità, ma la consapevolezza che anche il sacrificio fa parte della forza di una grande squadra. Soprattutto in una partita in cui gli episodi possono spostare gli equilibri e ogni disattenzione rischia di trasformarsi in un'occasione per gli avversari. Del resto, i numeri raccontano un'Inter capace di segnare tanto, ma ancora non impeccabile dietro. «I 25 gol fatti non bastano, i 10 subiti sono troppi», un'ammissione che fotografa le priorità del lavoro nerazzurro. La fase offensiva ha prodotto risposte importanti, ma per compiere un ulteriore salto di qualità servirà trovare maggiore equilibrio, senza lasciare che la voglia di attaccare si trasformi in un punto debole.

Ora la svolta

Adesso, però, non ci sono più prove generali. Davanti ci sono il Milan, San Siro e una partita che può lasciare un segno importante nella stagione. Chivu vuole una squadra coraggiosa, ma soprattutto consapevole, pronta a lottare su ogni pallone e a non concedere nulla. La differenza potrebbe farla proprio la capacità di leggere i momenti della gara, senza farsi trascinare dalla frenesia e senza perdere lucidità quando la pressione inevitabilmente salirà. Perché il derby non concede distrazioni e spesso premia chi riesce a mantenere la testa anche quando il cuore spinge ad andare oltre. Si gioca con i piedi, ma spesso si decide con il carattere. L'Inter ha l'occasione di interrompere una striscia negativa e di regalarsi una serata capace di cambiare la scia degli ultimi confronti con i cugini. Quando San Siro si accenderà, non ci sarà più spazio per le spiegazioni, conteranno soltanto personalità, sacrificio e voglia di prendersi Milano.

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