Gerry Cardinale spera che l'Inter pareggi. Ma ha un dirigente in più rispetto al suo Milan
"Quello che posso dire è che continuiamo a essere padroni della nostra salute finanziaria. La decisione di chiudere in rosso quest'estate è stata una mia scelta precisa, presa il giorno successivo alla nostra eliminazione dalla Champions League, quando ho assunto il controllo operativo diretto del club. Guardando come stavano andando le cose negli ultimi quattro anni, ho capito che era arrivato il momento di fare un vero cambiamento". Le parole di Gerry Cardinale assumono una dimensione strana, considerando che RedBird ha fatto dell'autofinanziamento una scelta chiara. Non c'è mai stata l'intenzione di perdere soldi, semmai di guadagnarli. Ma è chiaro che una squadra assuma valore solamente con investimenti.
Gli asset sono i calciatori
La realtà è che se domani RedBird dovesse vendere, sicuramente non riprenderebbe i soldi spesi in partenza. Realisticamente un club viene valutato sì dai bilanci, ma anche dal fatturato e soprattutto da quello che ha in pancia. Un club che vince guadagna, uno che non vince deve galleggiare, un po' come successo per il Milan negli anni dieci di questo millennio.
La rivalità con l'Inter
"Mi sveglio ogni mattina sperando in un piccolo spiraglio, ovvero che l'Inter cominci a pareggiare invece di vincere e che noi cominciamo a mettere insieme una serie di successi". L'Inter rispetto al Milan ha un grandissimo dirigente - Giuseppe Marotta - che i rossoneri non hanno. Ed è il motivo anche per cui il bilancio economico è diverso dall'uno e dall'altro: -24 per i rossoneri, +22,7 per i nerazzurri. In mezzo c'è la Champions League, vero e proprio fulcro economico per chiunque.






