Pazzesco a Parigi! Mbappé al 93' dopo una gara meravigliosa. Finisce 1-0 per il PSG col Real
Kylian Mbappé, doveva esser la sua notte e così è stata. Dulcis in fundo, dopo una gara di paziente muratura da parte del Real Madrid: mattone su mattone, a ergere il muro contro le stelle del Paris. Solo che al novantatreesimo il 7 francese fa una magia e segna, esulta, contro quello che sarà forse un giorno il suo futuro. Che meraviglia. Il museo del futbol a cielo aperto è il terreno di chi questa gara l'ha giocata con gli occhi di tutti addosso come lui: pure e soprattutto quelli di Florentino Perez, perché per l'enfant prodige del calcio transalpino, il Madrid è pronto a intrufolarsi al Louvre e portare la prossima Gioconda del calcio al Prado. A parametro zero ma con l'ingaggio più alto della storia, per l'ira massima di Nasser Al-Khelaifi che prima della gara sbotta: "Io credo nel calcio accessibile a tutti, dal club più piccolo al più grande". Mon dieu, viene da sorridere.
Messi contro il Real, che ricordi
In campo è spettacolo ma pure ricordi bellissimi. Quando Luka Modric e Toni Kroos braccano Lionel Messi, quando lui li punta lontano dagli orizzonti della porta avversaria con il suo imprevedibile incedere sulle punte e le loro pose coi tacchetti ben piantati sul terreno umido e le cosce muscolose pronte a esplodere, è una scena già vista. Il racconto di quel che eravamo. Quando la Pulga sbaglia il rigore al sessantaduesimo, parato da Thibaut Courtois, no. Quella è l'eccezione, una pellicola quasi inedita. Il proscenio parigino son tante storie, e stelle, e bellezza, e arte, e velocità.
Un Real trapattoniano
La partita è straordinaria e basta sbirciare le due panchine per vedere che con le terga al caldo ci sono centinaia di milioni e di talento, tra Neymar, non al meglio, Camavinga, Isco, Icardi, Bale, Hazard, Wijnaldum e chi più ne ha più ne spenda. Il primo tempo racconta del gatto col topo: il Real però si chiude nella tana, dietro Pirenei alzati alla bisogna da linee strette e ben pochi attacchi. Non riesce mai a metter la testa fuori, il Paris è un rullo compressore: Carvajal vive una serata di quelle col cuore in gola, di quelle col cardiofrequenzimetro che pensi abbia qualcosa che non va. Mbappé lo punta, rientra, lo punta, lo salta, dribbla, corre. E' una furia, giusto per raccontare che la lezione dell'Europeo è assimilata: le voci di mercato non pesano più, e figuriamoci contro il suo molto che più probabile futuro. Tutti i primi quarantacinque son così: Paris, Paris, Paris, ma il Madrid trapattoniano di Ancelotti tiene.
Una magia dal cielo
Tiene finché Carvajal non decide di smetterla d'aspettare Mbappé. Piuttosto che tergiversare, entra in scivolata in area dopo sessantuno di partita e il sette cade. Neppure una protesta, dal dischetto va Messi davanti a Courtois. E' la seconda volta contro ed è la seconda volta che vince il belga. In tuffo, in basso sulla propria sinistra. Più parato che sbagliato, a volte anche gli Dei sbagliano lato della moneta. A proposito d'Olimpo: dentro Neymar per Di Maria per gli ultimi venti di gara. Messi s'accende con fiammate che sembra un vulcano tra le nevi bianche d'Islanda. I tenori dell'attacco danno frustate bellissime ma la luce dello schermidore spagnolo, sempre con la sciabola alzata sulla difensiva, non si accende mai. Fino all'ultimo istante. Fino alla magia dal cielo di Mbappé. Mon dieu.











