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Ribery a 360° al Festival di Trento: "Dal Bayern a Firenze e Salerno. Torno in A da allenatore"

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Daniele Najjar
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Daniele Najjar
Oggi alle 14:53Serie A
03.10.2026 14:53Serie A
FotoTUTTOmercatoWEB

È in corso il Festival dello Sport, a Trento. Al teatro Filarmonica ha parlato l'ex campione del Bayern Monaco e della nazionale francese, Franck Ribery, che in Italia abbiamo visto in azione con le maglie di Fiorentina e Salernitana.

Quanto ti ha insegnato crescere per strada?
"Tanto, una cosa su tutte: mi ha insegnato a non mollare mai".

Il Marsiglia cosa ti ha lasciato?
"Il periodo al Marsiglia è stato bellissimo e importantissimo, anche perché mi ha fatto conquistare la nazionale e la chiamata dal Bayern Monaco. Con il Marsiglia ho fatto bene e ho un bellissimo ricordo".

Nel 2006 passi dall'esordio in nazionale al Mondiale.
"Sì, peccato per la finale persa con l'Italia (ride, n.d.r.). Quando ho visto la lista di Domenech per me è stato un sogno realizzato, incredibile. Ritrovai poi tanti giocatori con i quali avevo condiviso il periodo in Serie C".

Al Bayern, stagione 2012, passate dal poter vincere tutto a rimanere a mani vuote.
"In un mese siamo passati dal poter vincere tutto al perdere ogni cosa. Uno shock per tutta la città. L'anno dopo siamo ripartiti dicendoci che dovevamo dimenticarci ogni cosa e abbiamo vinto tutto".

Deluso del terzo posto in quel Pallone d'Oro?
"Avevo vinto tutto da protagonista vincendo il premio come miglior giocatore. Normale rimanerci male, ma io vado avanti sempre, il calcio è così".

Tutti ricordano la coppia con Ribery.
"Io e lui insieme siamo stati dentro ad una delle squadre che ha espresso il miglior calcio in assoluto. Abbiamo giocato assieme 10 anni, è stato un onore".

L'amicizia con Luca Toni.
"Per me è stato un onore giocare con lui, è stato un grande giocatore, ha fatto tanti gol e mi deve ringraziare per tutti gli assist che ho fatto (ride, n.d.r.). Scherzo. Ho avuto un rapporto subito forte con lui, siamo stati assieme in stanza d'albergo, andavamo fuori a mangiare assieme. L'ho visto di recente a Firenze e gli ho chiesto se è più forte a padel o a calcio. E lui: 'Non lo so'".

Il Bayern è stato il momento migliore in carriera di Luca Toni?
"Nel 2007 siamo arrivati assieme, era un momento difficile e si giocava in Europa League. Abbiamo vinto subito campionato e Coppa di Germania".

La scelta della Fiorentina?
"Quando sono andato via dal Bayern il mio obiettivo era restare in Europa, amo troppo il calcio e non volevo andare in Qatar. Per quello ho scelto la Fiorentina, un nome importante per la Serie A, con tifosi che hanno una grande passione. Peccato perché è arrivato il Covid e giocare senza tifosi è brutto. Ma sono stati due anni bellissimi, è stato un onore indossare la maglia viola. Da quando ho smesso è sempre un piacere tornare a Firenze".

Alla Fiorentina hai trovato Chiesa e Vlahovic. Gli hai dato consigli?
"Quando sono arrivato non conoscevo nessuno, ma vedendo loro due capii subito che avevano un potenziale grande. Gli dissi di essere sempre professionali e lavorare, che è la cosa più importante. Ci fermavamo insieme ad allenarci assieme".

Chiesa è stato condizionato dagli infortuni, poteva fare di più?
"Quando sei infortunato è la cosa peggiore, poi dopo penso abbia avuto qualche problema a Liverpool, giocare poco è una cosa pesante e difficile. Lui però ha sempre una mentalità indirizzata al lavoro. È ancora giovane, ha qualità e può fare grandi cose".

Hai sorpreso tutti andando alla Salernitana, cosa ti ha spinto ad andare lì?
"All'inizio sapevo solo che volevo solo continuare a giocare. Sono andato lì perché ho sentito un po' di cose sulla città e sui tifosi incredibili. Come a Firenze infatti mi sono sentito subito a casa. Quando gioco, lo faccio con il cuore. Quando sono in campo sono come un bambino felice. Sono stato benissimo anche con la gente".

Avevi un bel rapporto con Davide Nicola.
"Una persona incredibile, con grande cuore. Mi sono trovato sempre bene con lui perché per lui il rapporto umano è importante. Quando sono arrivato avevo attraversato una situazione difficile. Mi ha lasciato tanto".

A Salerno hai capito che dovevi smettere e che volevi restare nel calcio?
"È stato un momento difficile quando ho avuto il problema al ginocchio, non potevo più giocare. Peccato perché avrei voluto continuare. Sono stato subito vicino a Davide Nicola e Simone Barone, nel loro staff, è stato bello per me per capire cosa fare dopo. E poi ho fatto il corso a Coverciano".

Com'è andato fin qui il percorso per diventare allenatore?
"Ho fatto il corso, iniziando 3 anni fa a Coverciano. Sono contento perché ho conosciuto tante belle persone lì. Mi hanno insegnato che ora non sono più un giocatore, ma un allenatore, che è una cosa diversa. Va bene quello che ho fatto da calciatore, ma ora c'è da imparare come spiegare le cose e quant'altro".

Come vedi da allenatore i giocatori di talento?
"Un giocatore ha bisogno di sentire fiducia, coraggio. Se fai passare questo messaggio il giocatore si sente più libero. Anche se sbagli devi andare avanti".

La cosa più difficile del nuovo lavoro da allenatore?
"Un allenatore ha bisogno di avere un rapporto importante con la propria squadra, l'empatia con i giocatori. Se sei allenatore al Bayern è chiaro che sia più facile con la qualità che c'è, ma la cosa più importante è la gestione della squadra e i rapporti con le persone con le quali lavori".

Quali allenatori ti hanno influenzato di più?
"Heinckess. Ho conosciuto anche Ancelotti, un onore averlo come allenatore, ha vinto tanto, una persona incredibile".

Tra gli allenatori di oggi chi ti piace?
"Kompany mi piace, fa un lavoro incredibile, si vede che tutti gli vogliono bene. Questo è fondamentale, si vede che tutto va bene".

La tua idea di calcio è vicina a quella di Kompany?
"Sì, mi piace recuperare la palla, andare a fare gol nel modo più veloce possibile. La mia idea è questa, vedremo quando sarò allenatore".

Ti senti pronto per allenare in Serie A?
"Mi sento sempre pronto".

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