Chi ha scoperto Kayode: "Così nacque l'addio alla Fiorentina. Non temo si monti la testa"
Michael Kayode è stata l'ultima scoperta di Mancini per la Nazionale italiana e in queste ore il nome dell'esterno classe 2004 del Brentford è sulla bocca di tutti. Ne ha parlato anche lo scopritore, Andrea Ritorni, attualmente capo scout dell'agenzia Vigo GlobalSport: "Sono andato a trovarlo proprio oggi, era giusto e doveroso fargli un saluto. È in una forma splendida, pronto per una nuova battaglia. È molto emozionato e contento per la partita che ha fatto con la Nazionale, come è giusto che sia, ma allo stesso tempo è sempre motivato al massimo".
Teme che possa montarsi la testa?
"Assolutamente no. Ne parlavo proprio oggi: Michael è un ragazzo di un'umiltà e di una semplicità straordinarie. Da quando l'ho conosciuto, nel 2020, quando era al Gozzano e poi l'ho portato alla Fiorentina, è rimasto esattamente lo stesso. Oggi vive anche la bellissima esperienza della sua nuova famiglia, della compagna, ed è una persona molto legata ai valori familiari. Questo va riconosciuto anche ai suoi genitori, che sono stati straordinari nella sua crescita e nella sua educazione. Michael vive in una sorta di bolla fatta di umiltà, dedizione e sacrificio. È sempre stato così".
Ci racconta come è nata la cessione al Brentford?
"Non successe nulla di particolare. In quel momento era poco visto e poco utilizzato da Palladino, che aveva le sue idee e i suoi moduli da rispettare. Michael aveva giocato poco. Ci fu anche una partita in cui commise un errore e venne sostituito. Ma quando hai a disposizione dei giovani devi continuare a credere in loro. Se sbagliano, devi far capire loro l'errore, ma devi anche permettergli di continuare a giocare. Da quel momento, però, Michael trovò sempre meno spazio. Poi arrivò l'offerta del Brentford e la Fiorentina decise di lasciarlo partire. Michael era felicissimo, perché aveva sempre detto che il calcio inglese fosse il calcio più adatto a lui. È un calcio fisico, ma anche legato a una cultura calcistica che sentiva molto sua. È un calcio molto intenso ed è uno dei campionati più importanti d'Europa. Al Brentford si è ambientato benissimo, si è ritagliato il suo spazio ed è diventato un titolare. Poi è arrivata la convocazione in Nazionale, che aspettava da tantissimo tempo".
La chiamata in Nazionale secondo lei è arrivata tardi?
"Secondo me è arrivata nel momento giusto. Michael aveva già lavorato tanto per arrivarci. Era stato aggregato anche in precedenza e aveva avuto qualche problema medico che poi ha risolto. Era già stato preso in considerazione dai commissari tecnici, prima con Baldini e poi con Mancini. Semplicemente, è arrivato il suo momento. La cosa importante è farsi trovare preparati, e su questo non avevo dubbi. Michael, quando arrivano queste occasioni, si fa sempre trovare pronto".
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