Manchester United, cosa c'è dietro l'esonero di Amorim: paga il duro attacco alla dirigenza di ieri
Più dei risultati, sulla decisione del Manchester United di esonerare Ruben Amorim hanno pesato i rapporti, ormai a zero, e le critiche pubbliche dell’ex allenatore dei Red Devils nei confronti della dirigenza. Un feeling deteriorato molto presto, in un climax negativo fino al cambio modulo varato appena prima di Natale su insistenza dei vertici del club, con pochissima convinzione da parte dello stesso tecnico.
La conferenza stampa di ieri. Dopo il pareggio con il Leeds, Amorim ha lanciato un chiaro attacco alla dirigenza, parlando con i giornalisti: “Noto che ricevete informazioni selettive su qualsiasi cosa, sono venuto qui per essere il manager del Manchester United, non l’allenatore (in inglese “coach”, con una sfumatura diversa, ndr). So che il mio nome non è quello di Tuchel, di Conte, di Mourinho, ma sono il manager del Manchester United e lo sarò per altri 18 mesi, o quando il board deciderà di cambiare le cose. Non mi dimetterò, farò il mio lavoro finché un’altra persona non prenderà il mio posto.
Voglio chiarire questo, che sono il manager e non l’allenatore - ha ripetuto Amorim -. L’accordo è per altri 18 mesi, ed è chiaro. Se qualcuno non sa reggere le pressioni delle critiche, dei vari Gary Neville, allora è meglio cambiare il club. Io insisto: sono venuto qui per essere il manager, guidando ogni reparto per altri 18 mesi”.
Parole che hanno portato alla decisione, pressoché istantanea ma confermata solo nella mattinata di oggi, di procedere all’esonero dell’allenatore portoghese.











