Amorim è costato 30 milioni allo United. In totale 80 spesi per gli allenatori negli ultimi anni
La notizia è arrivata come un fulmine a ciel sereno nella mattinata di ieri: Ruben Amorim non è più l’allenatore del Manchester United. Nonostante il sesto posto in Premier League, la dirigenza dei Red Devils ha deciso, "a malincuore", di cambiare guida tecnica con l’obiettivo di dare una scossa e ottenere una posizione migliore in campionato. Un comunicato sobrio, accompagnato dai ringraziamenti di rito e dagli auguri per il futuro, ha messo fine all’esperienza del tecnico portoghese a Old Trafford dopo appena 14 mesi.
Il bilancio sportivo, però, pesa come un macigno. In 63 partite alla guida dello United, Amorim ha collezionato 25 vittorie, 15 pareggi e ben 23 sconfitte: numeri che si traducono in un misero 38,1% di successi, il peggior rendimento per un allenatore del club dall’addio di Sir Alex Ferguson. A questo si aggiunge una gestione difensiva caotica: ben 25 coppie diverse di difensori centrali utilizzate, un dato nettamente superiore a quello di qualsiasi altra squadra nello stesso periodo.
Se sul piano sportivo Amorim verrà probabilmente dimenticato in fretta dai tifosi, dal punto di vista economico il suo addio avrà un impatto tutt’altro che marginale. Secondo il Daily Mail, il tecnico incasserà circa 11 milioni di euro come indennizzo per il licenziamento. Complessivamente, la sua avventura allo United è costata circa 30 milioni: 10,6 milioni versati allo Sporting per liberarlo nel 2024 e 8,6 milioni di stipendi percepiti fino all’esonero.
Una cifra che va ad allungare la già impressionante lista dei compensi pagati dal Manchester United ai suoi ex allenatori. Prima di Amorim, il club aveva già sborsato 17,5 milioni per Erik ten Hag e il suo staff, 22 milioni a José Mourinho, oltre ai ricchi assegni destinati a Van Gaal, Solskjaer e Rangnick. In totale, oltre 80 milioni di euro bruciati in panchina. Un dato che racconta meglio di ogni altra cosa la profonda instabilità tecnica vissuta dallo United nell’era post-Ferguson.











