Portogallo, Martinez chiarisce: "Ronaldo non gioca per ciò che è stato, ma per ciò che è ora"
Il successo in Nations League ha rafforzato convinzioni e ambizioni, ma soprattutto ha chiarito la direzione intrapresa dal Portogallo. In un’intervista concessa in Inghilterra, il commissario tecnico Roberto Martínez ha ripercorso il momento vissuto dalla Seleção, soffermandosi sul valore della tradizione e sul peso delle diverse generazioni che oggi convivono nello spogliatoio.
“Arriviamo in un Paese con una storia enorme, che ha sempre prodotto grandi giocatori – ha spiegato alla BBC – da Eusébio, Pallone d’Oro nel 1965, a Luís Figo, Rui Costa, João Pinto. Il Portogallo ha vinto tutto tranne la Coppa del Mondo, ma oggi c’è un impegno incredibile: questa squadra è un mix di quattro generazioni”. Martínez ha poi sottolineato il contrasto simbolico all’interno del gruppo: “Abbiamo un capitano di 41 anni, Cristiano Ronaldo, e il più giovane, João Neves, nato nello stesso anno in cui Cristiano ha debuttato in nazionale”.
Proprio su Ronaldo, il ct è stato netto: “È molto facile allenarlo. Ha standard elevatissimi, aspettative chiare sul lavoro e un impegno totale. È un esempio di cosa significhi rappresentare il Portogallo”. Martínez ha aggiunto un dato chiave: “Parliamo di un giocatore che ha segnato 25 gol nelle ultime 30 presenze internazionali. Non gioca per quello che è stato, ma per quello che è oggi”.
Quanto al futuro, il tecnico non vede limiti immediati: “Le sue statistiche fisiche non sono quelle di un atleta in declino. Può continuare a lungo. Sarà lui, con la sua autocritica, a capire quando non sarà più utile alla squadra”.











