Chukwueze, Danjuma, Lo Celso. Come fare calcio a Villarreal. E saperlo fare bene…
“Giocare a calcio è semplice, ma giocare un calcio semplice è la cosa più difficile” è una delle frasi più abusate, e in più casi male interpretate, del genio di Johan Cruyff, l’uomo che ha cambiato due volte il gioco, prima da calciatore e poi da tecnico.
Non ci perderemo nell’esegesi, lasciando ognuno alle sue convinzioni (e poi il campo parla), perché oggi diventa sempre più importanti essere virtuosi anche fuori dal terreno di gioco: il modo di “muoversi” del club, la maniera di fare calcio, diventa sempre più importante, specie nel mondo dei patrimoni dei club di Premier e degli ultimi arrivati sauditi.
Un modello ci è offerto dal Villarreal, la città più piccola ad aver mai vinto una competizione europea, l’Europa League della stagione 2020/21, in finale con il club che ha più tifosi nel mondo, il Manchester United.
Quella gara si chiude dopo 120 minuti di battaglia e una infinita serie di rigori, proprio nella porta in cui Juan Roman Riquelme, vestito di giallo, sbagliò il rigore che avrebbe portato ai supplementari la semifinale di Champions League del 2001 contro l’Arsenal.
In quel tempo già appariva un miracolo, il Villarreal, salito per la prima volta nella massima serie della Liga nel 1998.
La grande spinta giunge con l’avvento alla presidenza di Fernando Roig, milionario imprenditore valenciano che è ancora oggi a capo del club. Insomma, lui che ha a che fare nella vita con la ceramica, fa il percorso del Sassuolo, ma con l’ambizione di arrivare ad alto livello anche in Europa. La consacrazione, proprio nella notte di Danzica contro il Manchester United. Dove mostra che l’organizzazione, il sapere “fare calcio” paga. Anzi incassa, oltre a vincere. E ce lo confermano le trattative di questi giorni.
Uno dei nomi forti è quello di Samuel Chukwueze. L’attaccante nigeriano classe 1999 viene osservato nelle competizioni giovanili della sua nazionale, avvicinato e convinto a unirsi al progetto Villarreal. Definitiva scolarizzazione calcistica nel vivaio, esordio nella squadra B (oggi il Sottomarino Giallo, come viene soprannominato, è l’unico club di Spagna ad avere la seconda squadra nella Segunda Division, la nostra serie B: non ce l’hanno né Barça né Real) e poi esplosione definitiva in prima squadra, con l’anno passato dove si consacra come uno dei giocatori più disequilibranti del campionato. Campionato che il Villarreal vive con l’handicap di perdere l’allenatore durante il torneo: Unai Emery, l’allenatore che aveva portato il club alla vittoria dell’Europa League, sceglie di proseguire il proprio cammino in Premier: l’Aston Villa paga la clausola, il Villarreal ci guadagna anche da questa cessione ma inevitabilmente deve riappropriarsi di una identità di gioco in fretta: riesce anche in questo riaccendendo l’entusiasmo di Quique Setién, un tecnico che dopo l’esperienza (e la delusione) di Barcellona fosse sul punto di lasciare la professione. Identità e proposta di gioco diversa da quella di Unai ma trovata in poco tempo, perché la società evidentemente ha saputo accompagnare il lavoro del tecnico. Semplice? No, se altrove non viene fuori così facile..
Lo stesso percorso di Chukwueze lo ha seguito Nicolas Jackson, 2001 gambiano cresciuto in Senegal. Avvistamento, corte, proposta: Villarreal B, un prestito, prima squadra del Villarreal. Arrivato come l’altro compagno africano per qualche spicciolo, se ne andrà al Chelsea per una quarantina di milioni, dopo aver contribuito alla causa villarrealista.
Scouting e formazione (Pau Torres e Yeremi Pino sono altri due nomi forgiati in casa Villarreal: valgono svariati milioni, e occhio ai nuovi arrivi: dall’Uruguay hanno preso a prezzo stracciato il 2003 Andrés Ferrari) non sono le uniche caratteristiche del club della comunità valenciana. Ci sono le tante intuizioni, una di queste è certamente l’attaccante multifunzione Arnaut Danjuma, nigeriano classe ‘97 cresciuto in Olanda e passato dal Bournemouth, dove il Villarreal lo ha acquistato per circa 15 milioni. Oggi suona per il Milan dopo un prestito al Tottenham: la ristrutturazione del club del nord di Londra non era in linea con la conferma di acquisto (cartellino stimato in 30 milioni) ma il giocatore rimane di indubbio valore, specie, appunto per la sua capacità di rendersi utile in diverse fasi del gioco e non solo nella finalizzazione. Al Villarreal è passato, ed ha illuminato anche Gio Lo Celso, titolare e uomo chiave per certi versi della Nazionale argentina che si è perso il Mondiale dove sarebbe partito nei primi undici dell’Albiceleste se non avesse avuto un infortunio che gli ha tolto tutta la trasferta qatariota. Campionato celestiale e ritorno, lui sì, al Tottenham che però per i motivi sopra esposti potrebbe anche essere fugace: la chiamata del Napoli è davvero interessante: la sua creatività nelle zone intermedie vicino alla porta può essere decisiva anche in Italia. E un argentino, specie se possiede quest’estro, a Napoli fa sempre bene…
Scouting, formazione di giovani, intuizioni di mercato (comprare al momento giusto, vendere al momento giusto). Al Villarreal non difettano in nulla, perché sanno che le squadre competitive hanno bisogno di tutte queste componenti, che si va ad aggiungere alla capacità di gestione del club e all’ambizione. La differenza coi tanti club che in Europa o in Italia vivono di player trading è proprio questa: competono (quest’anno sono arrivati quinti), sempre, anche in una Liga dove, oltre alle tre grandi, la classe media ha un livello altissimo ( e il Siviglia plurivittorioso in Europa League è una chiara testimonianza).
Questo è sapere fare calcio. Semplice? Evidentemente non così tanto…











