Menu Serie ASerie BSerie CCalcio EsteroFormazioniCalendariScommessePronostici
Eventi LiveCalciomercato H24MobileNetworkRedazioneContatti
Canali Serie A atalantabolognacagliaricomocremonesefiorentinagenoahellas veronainterjuventuslazioleccemilannapoliparmapisaromasassuolotorinoudinese
Canali altre squadre ascoliavellinobaribeneventocasertanacesenafrosinonelatinalivornomonzanocerinapalermoperugiapescarapordenonepotenzaregginasalernitanasampdoriasassuolo
Altri canali mondialimondiale per clubserie bserie cchampions leaguefantacalciopodcaststatistiche

Nagelsmann, Tuchel, Kalle, Hoeness, il Bayern e la Germania. Che sta succedendo e cosa stanno diventando i tedeschi?

Nagelsmann, Tuchel, Kalle, Hoeness, il Bayern e la Germania. Che sta succedendo e cosa stanno diventando i tedeschi?TUTTO mercato WEB
venerdì 15 dicembre 2023, 16:30Editoriale
Carlo Pizzigoni
Giornalista, scrittore, autore. Quattro libri, tanti viaggi. Tutti di Calcio. Su Twitter è @pizzigo. Su Twitch con @lafieradelcalcio

Non tanto per la storiella di Gary Lineker (22 uomini, 90 minuti: quella lì), né forse per i diffusi pregiudizi, però un po’, noi ci caschiamo. I tedeschi, quando organizzano le cose, lo fanno per bene, magari senza troppa creatività, ma per bene. Sarà vero. Il dubbio ci viene osservando l’ultimo periodo del Bayern Monaco. Vero, la Baviera è quasi uno stato nello stato della Germania, un mondo a parte. Un mondo di élite, per certi versi, e in diversi campi: prendiamo, non tanto a caso, quello assicurativo, quello dell’abbigliamento sportivo e quello automobilistico, influenti sponsor che leggete sotto diverse forme quando gioca la squadra simbolo della regione. Che vive un momento che oseremmo definire quasi di crisi d’identità, anche se quella identità è sempre stata la sua forza (“Mia san mia”, l’hanno inventato loro). Vero, oggi il club non è primo in classifica come gli capita abitualmente e viene da una sconfitta rotonda in Bundesliga, 5-1 dall’Eintracht. Roba strana. Epperò, il Bayern viene da undici titoli consecutivi vinti, e nel 2020 ha alzato la sesta Champions della sua storia, di quale crisi parlo?

Questa era è stata gestita, calcisticamente almeno, da due icone tedesche Kalle Rummenigge e Uli Hoeness (da giocatori, cinque Coppe dei Campioni vinte in due con la maglia rosso bavarese). Caratteri diversi, hanno vissuto più contrasti di quelli che si raccontano in giro, ma anche per la carta d’identità (entrambi sono nati negli Anni Cinquanta), hanno entrambi convenuto che fosse arrivata l’ora del ricambio. Ollie Kahn, il prescelto, pare col consenso di entrambi che lo avevano avvisato da anni: preparati che presto arriverà il tuo turno, con noi in pensione. Salihamidzic, il direttore sportivo che lo avrebbe supportato. Bene, durante il festeggiamento dell’undicesimo scudetto consecutivo, la società ha comunicato tramite il sito ufficiale che l’ex giocatore anche della Juventus poteva trovarsi un altro luogo di lavoro. Kahn, avvisato con un minimo di magnanimità, non si è nemmeno presentato allo stadio per la celebrazione del titolo. E pure con valigie e Auf Wiedersehen. Ma cos’era successo e cosa sta succedendo?
Qualcosa che non andava c’era praticamente da quanto Julian Nagelsmann è arrivato alla guida della squadra. Enfant prodige, e pure enfant du Pays, della Baviera, si intende (anche se giocava nel Monaco 1860, l’altra squadra, nella sua brevissima parentesi da calciatore), pareva l’uomo giusto al posto giusto. La scelta, si dice e si sa, arriva già dalla precedente gestione: era stato bloccato con un anno d’anticipo e consegnato alla nuova coppia al comando Kahn-Brazzo. Sembra, pare, più di Hoeness che di Kalle. Solo che dall’arrivo di Nagelsmann succede di tutto: polemiche dentro e fuori dallo spogliatoio, e in campo la situazione non va tanto meglio.

Quindi? Esonero! “Come esonero?”, dice da dietro le quinte Hoeness, nemmeno avvisato della scelta. E siccome non c’è un posto, almeno in Germania, dove un certo tipo conservatorismo, di rispetto per l’etichetta, esiste (liberi tutti solo all’Oktoberfest), la cosa rimane poco gradita. E il licenziamento in diretta della nuova gestione si comprende solo così. Tanto che poi, Rummenigge e Hoeness sono tornati alla guida del club, ritrovandosi Thomas Tuchel alla guida. Una Champions vinta col Chelsea, un genio forse irrequieto ma certamente riconosciuto: il calcio a questo signore non lo insegna nessuno. Eppure le cose, in campo, nonostante la solita campagna acquisti da Bayern, intelligente e se c’è da spendere bene, si spende (vedi Kim, vedi Kane), non sono tornare a fluire bene. Alla bavarese, alla Bayern.

Intanto, Nagelsmann si è accasato alla Nazionale, contratto fino all’Europeo casalingo della prossima estate. E anche qui le cose non vanno bene, tra ricerca, qui pure, di identità ed equilibrio. E la competizione sta per arrivare: non possono fallire. Ma che succede a questi tedeschi? (il talento però lo coltivano sempre: la loro under17 è campione d’Europa e del Mondo). Succede che partono voci incontrollate per cui dopo l’Europeo potrebbero pure scambiarsi l’allenatore, Bayern e Germania. Anche per certificare che non sono più i tedeschi che ci raccontavamo e ci raccontavano.
Un orizzonte così poco chiaro calcisticamente non lo si vedeva da lustri, in quelle lande. Nel week end il Bayern affronta in uno scontro chiave lo Stoccarda terzo in classifica che nell’ultima gara ha fatto davvero e per la prima volta tremare la capolista Bayer Leverkusen del direttore d’orchestra Xabi Alonso (altro nome che gira in quota Baviera).

A dirigere lo Stoccarda c’è Hoeness, non Uli ma Sebastian, il nipote. Il suo lavoro è davvero ottimo. Di creativo c’è la storia. Sono diventati un po’ locos pure loro. Riconsideriamoli un po’ sti tedeschi.

Altre notizie Editoriale
Primo piano
TMW Radio Sport
Serie A
Serie B
Serie C
Pronostici
Calcio femminile