Inter senza tifosi per 3 trasferte (ma il derby è salvo). Intanto Marotta parla del nuovo stadio
Il Ministero dell'Interno ha preso la propria decisione: tre giornate di campionato senza trasferte per i tifosi dell'Inter. E' questa la decisione presa dalle autorità dopo i fatti di Cremona, col petardo lanciato in campo dal settore dei tifosi dell'Inter ed esploso a pochi passi da Emil Audero, portiere ex nerazzurro oggi in grigiorosso. Niente tifosi dell'Inter, quindi, nelle trasferte con Sassuolo, Lecce e Fiorentina, mentre è salvo il derby dell'8 marzo prossimo pur essendo la decisione in vigore fino al 23 marzo: come già accaduto nell’analogo divieto disposto nei confronti dei tifosi della Roma, infatti, la stracittadina è esclusa in quanto non comporta spostamenti sul territorio nazionale. Un gesto, quello del lancio del petardo, che era stato da subito condannato con fermezza dal presidente Beppe Marotta: "Sono qui per condannare un gesto insulso, clamoroso dal punto di vista dell'antisportività. Lo sport ha valori lontani da quello che abbiamo visto".
Lo stesso Marotta, nelle ultime ore, si è confidato anche sul percorso della sua carriera toccando nel profondo anche il tema nuovo stadio: "Finalmente siamo riusciti ad aprire il varco, ad aprire una strada che ci porterà lontano. Sarà piena di tortuosità, non è facile agire in Italia, dove la burocrazia è molto ostruzionistica. Abbiamo intrapreso questa nuova era con entusiasmo, avremo una nuova casa. È stato molto difficile acquistare San Siro, ma grazie alla tenacia di Ralph e Scaroni siamo arrivati al rogito. Sarà un impianto molto moderno, che risponde soprattutto all'esigenze di sicurezza, di comodità, di accoglienza, di ospitalità e di tutto un insieme di valori".
Ci sono dei riferimenti di grandi stadi in giro per l'Europa?
"Dal punto di vista progettuale non mi voglio addentrare perché siamo nella fase in cui si sta ragionando. Ci sarà una presentazione vera e propria, con le caratteristiche che la identificano. Il progetto è stato affidato a Foster e Manica, due icone dell'architettura sportiva, che interpreteranno le linee guida delle due proprietà. Posso solo dire che il manto erboso non sarà retrattile come quello del Bernabeu, ma la tecnologia moderna fa sì che si possa cambiare in un giorno".
Un nuovo San Siro presuppone una nuova era per Inter e Milan?
"Sicuramente sì. C'è stato un periodo di stallo in Italia che ci ha portato a essere fanalino di coda nelle strutture. In Europa sono stati creati o ristrutturati 250 stadio negli ultimi 20 anni, tra questi solo 6 in Italia. Non abbiamo considerato il cuore essenziale di ogni club, deve essere la casa dei tifosi, delle società, dei giocatori. Rappresenta anche un asset patrimoniale di grande rilevanza, che porta ad aumentare i ricavi. Siamo fanalino di coda, noi ricaviamo 80 milioni di euro, il Milan uguale… Il Real Madrid e il Barcellona arrivano tra i 250 e i 300 milioni, i Blancos hanno l'obiettivo di superare i 500 milioni. Noi pensiamo di più che raddoppiare gli introiti derivanti dal matchday e da tutte le attività che vengono svolte durante la settimana".











