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Cardinale: "Milan, ho deciso io di chiudere in rosso. Ecco cosa farei se tornassi indietro"

Alessio Del Lungo
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Alessio Del Lungo
Oggi alle 11:15Serie A
30.10.2026 11:15Serie A
Il proprietario del club analizza gli errori fatti: "Dopo lo Scudetto pensavo che il lato campo funzionasse alla perfezione".
FotoTUTTOmercatoWEB
© foto di www.imagephotoagency.it

Giornata di interviste per Gerry Cardinale. Il proprietario del Milan ha affrontato anche il tema relativo al nuovo stadio ai microfoni di ClassCNBC, spiegando quello che rappresenta per lui: "È un percorso lungo: siamo qui da 4 anni e abbiamo avviato questo piano fin dal primo giorno, consapevoli del fatto che, per riportare il Milan dove merita di stare, cioè ai vertici della Serie A e dell'élite europea, serva trasformare ogni singolo aspetto: l'evento dal vivo, l'esperienza per i tifosi, le infrastrutture per i calciatori. È tutto un ecosistema che va rinnovato e modernizzato per restare al passo coi tempi. Abbiamo un rispetto enorme per la storia e la cultura che San Siro incarna, ma il nostro obiettivo è riportare in alto il Milan. Se vogliamo che lo stadio sia un omaggio alla tradizione e all'eredità di uno dei marchi più importanti dello sport mondiale, anche le infrastrutture e il nuovo impianto devono evolvere di pari passo: è questo il cuore del progetto fin dal giorno zero".

Perché fate tutto questo?
"La vera ragione per cui facciamo tutto questo è colmare il gap economico con la Premier League. Il segreto del calcio europeo è che la Premier ha preso il largo rispetto al resto del continente, e noi in Europa siamo tutti sulla stessa barca. È un problema generale dello sport, presente anche negli Stati Uniti: la forbice tra grandi e piccoli mercati, tra club ricchi e meno abbienti, continua ad allargarsi a causa dei diritti media. L'intrattenimento, se gestito nel modo giusto e senza mai perdere di vista la centralità del campo, è la leva fondamentale per generare le risorse necessarie a finanziare la squadra competitiva"

Qual è lo stato di salute finanziaria del club, considerando anche l'iniezione di 50 milioni di equity?
"Quello che posso dire è che continuiamo a essere padroni della nostra salute finanziaria. La decisione di chiudere in rosso quest'estate è stata una mia scelta precisa, presa il giorno successivo alla nostra eliminazione dalla Champions League, quando ho assunto il controllo operativo diretto del club. Guardando come stavano andando le cose negli ultimi quattro anni, ho capito che era arrivato il momento di fare un vero cambiamento. E non ero disposto ad applicare modifiche strutturali nel giro di pochissime settimane, tra la fine della stagione e l'apertura del mercato, come fanno quasi tutti i club. Non volevo delegare a una struttura esterna una rivoluzione di questo tipo in tempi così stretti: sono decisioni organizzative troppo importanti, così ho deciso di intervenire personalmente. Contestualmente, ho scelto di ristrutturare e rifondare l'area sportiva. Abbiamo mantenuto e valorizzato diversi giocatori importanti, ne abbiamo inseriti di nuovi e abbiamo abbassato l'età media della rosa. La realtà è che, esattamente come accade per i diritti TV, c'è stata una forte inflazione per quanto riguarda gli ingaggi dei calciatori: sta a noi decidere se vogliamo competere per vincere, e dobbiamo accettare queste dinamiche. Per quest'anno abbiamo scelto di andare in rosso, ma rientreremo molto rapidamente nei parametri non appena avremo consolidato l'assetto organizzativo, gestendo al meglio le operazioni di mercato in entrata e in uscita e mantenendo il passo sul piano commerciale. Negli ultimi tempi mi sono concentrato moltissimo sull'aspetto sportivo e calcistico, ma portiamo un enorme bagaglio di competenze anche nel settore business. Quando abbiamo acquistato il club nel 2022, il fatturato si attestava intorno ai 280 milioni; lo abbiamo portato a oltre 400 milioni e possiamo fare ancora tantissimo, fermo restando che il nuovo stadio darà un'ulteriore, fondamentale spinta in questa direzione".

Si sta divertendo?
"Continuano a farmi domande del tipo: 'Ti stai divertendo? Sei felice?'. La mia è una risposta contrastante: sono felice quando vinciamo, mi diverto quando vinciamo, e al momento non stiamo vincendo abbastanza. Detto questo, questa è stata in assoluto la sfida più difficile che io abbia mai affrontato nella mia vita, e io amo sfide di questa portata. Le implicazioni di un eventuale successo qui sono monumentali, e l'effetto onda che ne deriverebbe per la comunità locale, per il Paese, per il campionato e per l'intero panorama calcistico sarebbe davvero profondo".

Sta diventando sempre più esperto nell'arte di scegliere e acquistare i calciatori?
"Beh, sì. Se un anno fa mi avessero detto che avrei passato il tempo a guardare video, a interfacciarmi con gli scout e con i nostri collaboratori dell'area tecnica, ne sarei rimasto alquanto sorpreso, ma è una cosa che ormai mi è entrata sotto la pelle. La curva di apprendimento è stata ripidissima, ma del resto, se guardate a ciò che ho fatto con RedBird e nel corso della mia carriera, si tratta sempre di costruire organizzazioni fatte di persone di altissimo livello. Significa saper negoziare, saper gestire le valutazioni economiche, fare in modo che le persone remino tutte nella stessa direzione per raggiungere l'obiettivo prefissato. È esattamente di questo che vive il calcio, ed è questo che ne determina il successo. Non c'è alcuna differenza rispetto a quello che facciamo nel mondo corporate. Si tratta di fare le cose nel modo giusto, di costruire un'organizzazione solida: e non basta vincere, non basta il nome altisonante del momento, bisogna farlo con continuità. Significa creare una struttura che sappia evolversi costantemente, perché il mondo non si ferma ad aspettarti. La Premier League continuerà a rafforzarsi, e il nostro compito è tenere il passo".

Quali sono le cose che ha fatto bene e quali gli errori che non rifarebbe?
"Il senno di poi è meraviglioso, si sa. Se potessi ricominciare da capo, vorrei avere oggi la stessa consapevolezza che ho maturato in questi quattro anni. Quando abbiamo acquistato il club quattro anni fa, aveva appena vinto lo Scudetto e pensavo che la parte sportiva e calcistica fosse già a posto e funzionasse alla perfezione; così mi sono concentrato su altre priorità, come il nuovo stadio e lo sviluppo commerciale. La realtà è che devi occuparti di entrambe le cose contemporaneamente e non puoi dare per scontato che il campo sia in ordine. Quindi, se tornassi indietro, per quanto la curva di apprendimento sia stata ripidissima, avrei dedicato alla parte sportiva, fin dal primo giorno, lo stesso identico tempo che ci sto mettendo adesso. Ma il vantaggio di aver percorso questa strada è che oggi comprendo perfettamente ciò che va fatto. Il tempo che ho trascorso quest'estate gestendo in prima persona il club mi ha dato l'opportunità di capire esattamente quali figure inserire nella nuova struttura dell'area tecnica. Del lato commerciale mi occuperei a occhi chiusi; il mondo del calcio ha invece una sua componente di arte e di scienza, e adesso ho finalmente scalato quella curva di apprendimento. Mettendo insieme questi due elementi, la somma delle parti sarà decisamente superiore al totale".

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