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Fabregas: "Voglio dare tutta la vita al Como. Top club? In tanti 3 settimane dopo sono fuori"

Fabregas: "Voglio dare tutta la vita al Como. Top club? In tanti 3 settimane dopo sono fuori"TUTTO mercato WEB
© foto di www.imagephotoagency.it
Alessio Del Lungo
Oggi alle 09:45Serie A
Alessio Del Lungo

Cesc Fabregas, allenatore del Como, nel corso della lunga intervista rilasciata a DAZN ha parlato del suo soprannome e di molti altri aspetti: "Quando ero giovane mi hanno chiamato architetto… Guardando la mia carriera il processo è stato quello, volevo sempre costruire".

Che nome si darebbe da allenatore?
"Ancora niente (ride, ndr)".

Come stoppava la sfera?
"La cosa più importante per me era come controllare il pallone per poi giocare in avanti. Il mio obiettivo principale era mettere l'attaccante davanti alla porta da solo contro il portiere. Non avevo il fisico, dovevo sapere già cosa fare prima che mi arrivasse il pallone. Poi la ruleta era fondamentale".

Questa spesso la fa anche Nico Paz. Gliel'ha insegnata?
"Io non insegno niente, lui ha qualità e l'ha fatto mille volte. Io cerco di dare scelta al giocatore… Se gli fai capire i movimenti, poi le cose vengono da sole".

Vede qualcosa di lei in Nico Paz?
"Siamo diversi. Lui è molto più fisico, io ero piccolissimo alla sua età. Nico invece è devastante da quel punto di vista, è uno di quelli che si vedevano tanto prima, oggi non si vedono più. Tutti si pensa sia una mezzala, trequartista però è attaccante, ha voglia di fare gol. Avere quel giocatore con la mentalità di avere la porta in testa e si vede, ha 3-4 occasioni per fare gol. Poi si sa, un giorno entra e un giorno no. Mi piace la sua mentalità, ha tanta fiducia in se stesso, questo lo farà arrivare in alto".

Sarà una star?
"Sì. Provo sempre a proteggerlo, parlo tantissimo con lui. L'anno scorso tutti dicevano che fosse giovane anche quando sbagliava una partita, ora l'aspettativa è più alta".

Lo gestisce come faceva Wenger con lei?
"La vita va veloce, oggi se fai bene una partita ha un contratto milionario. Ho sentito dire il nuovo Messi tante volte, poi dopo 3 anni… Io arrivai dopo un 2-2 al Bernabeu nell'andata di Supercoppa Spagnola, Guardiola era i************o e disse che l'unico che si poteva i*******e perché doveva giocare sempre era Leo".

Ha fatto tanto anche il falso 9.
"Mi è piaciuto tantissimo giocarci perché avevo la libertà di creare e dove farlo… Per me era un sogno".

Si ricorda com'è che ha avuto questa idea?
"Pep mi disse che aveva un modulo in testa per cambiare un po' tutto. Voleva giocare con il 3-3-4. Quella è stata l'epoca in cui ho goduto a giocare un calcio anarchico, mi muovevo intorno alla squadra".

Cosa chiede al suo attaccante?
"Il contro-movimento per me nel calcio moderno è importante, poi la postura è la cosa fondamentale. Se puoi solo scaricare, non puoi fare la differenza. La comunicazione inoltre ci deve essere".

Cosa rende il Como unico?
"Il lago per il momento (ride, ndr). Non siamo unici in niente, siamo giovani e stiamo crescendo. Dopo aver sbagliato tanto, stiamo trovando una struttura che noi riconosciamo per il presente e per il futuro. Siamo molto più avanti rispetto a quello che pensavamo, la nostra forza è credere in quello che facciamo".

Che obiettivo ha con il Como?
"È difficile. Non abbiamo mai parlato di vincere lo Scudetto o la Champions, non c'è spazio per farlo. Credo nel lavoro, nell'avere un'idea… Se riesci a trovare lo stimolo di crescere tutto può essere possibile. Abbiamo perso 4-0 contro l'Inter, ma non dobbiamo pensare di cambiare tutto, anzi. Serve migliorare, che è diverso. Sogno di lasciare un'eredità che chi arriva dopo può continuare con la strada iniziata".

Io all'inizio ero contro Guardiola, ma il problema è chi vuole imitarlo.
"Tutti sanno come lavora, ma l'importante è credere in quello che si fa. Noi lavoriamo con un modello tutte le settimane e non cambia, è sempre lo stesso perché il giocatore deve riconoscere cosa facciamo per analizzare. E ti deve anche andare male per migliorare. Il giocatore deve capire dinamiche, spazio, la pausa".

Qual è la sua filosofia di calcio?
"Quando uno mi lascia uno spazio, uno lo deve occupare. Pep era un grandissimo fan dei possessi con tanta superiorità, sempre per trovare un uomo libero. Il più centrocampista era un jolly, poi c'è l'intelligenza del giocatore. Luis Enrique con il PSG non ha modulo… Ci vuole tempo per lavorare, bisogna fare domande, spiegare il perché delle cose, sennò uno non capisce niente. Se lo rendi partecipe invece ti entra dentro. Qua il calcio si deve sentire, si deve avere nel sangue, ma è molto difficile. Bisogna convincere il calciatore che questa è la strada, dopo che lo hai convinto crei il lavoro. Il mio primo allenamento in Serie B è stato un torello più grande con più porticine in superiorità e quando si perdeva la palla, tutti come animali a recuperarla. Devo convincerli, sennò faranno ciò che vogliono".

Qual è la sua ambizione personale per il futuro?
"In questo momento è dare praticamente tutta la vita al Como, non penso al domani. Voglio essere la mia miglior versione, ma in maniera intelligente. L'ambizione senza senso può diventare un pericolo, non posso dire che voglio vincere la Champions, è superficiale. il timing è fondamentale. In tanti vanno in grandi club e in 3 settimane sono fuori. Sono molto tranquillo".

Ha preso qualcosa da ogni suo allenatore?
"Tutti abbiamo la nostra vita, tutti siamo cresciuti in qualche modo. Io ero un fanatico del Barcellona, ho vissuto quella filosofia, non posso mai dimenticarlo, è dentro di me. La mia fortuna è stata andare in altri paesi, avere tecnici con stili completamente diversi e ho vinto con tutti. Non ti fa vincere solo uno stile, devi aprire la mente, imparare, ascoltare, crescere. Ho rubato a tutti: Wenger, Mourinho, Conte, Sarri, Aragones…".

Cosa non cambierà mai?
"Tra 10 anni farò allenamenti molto diversi, ma la mia persona non cambierà mai, il mio modo di confrontarmi. Se mi i*****o lo faccio con il cuore, mi rapporto come figli. Ho abbracciato Nico Paz dopo il rigore con l'Atalanta con passione e naturalezza. Se non sento questo, sono finito. L'ego ti fa diventare pazzo, io devo imparare molto a gestire il post-partita, rosico. So cosa ho preparato, gli altri no".

Lei pensa di mettere a confronto un po' risultatisti e giochisti?
"Non sono nessuno per farlo. La parola che uso di più è vincere, sennò non avrei fatto questa strada nel calcio. È vero però che costruire per vincere in questo modo nel futuro è importante. Il risultato è fondamentale, il percorso è molto importante, il come farlo è lo stesso. Mi sembra ridicolo a volte quello che si è creato tra risultatisti e giochisti perché è ovvio che voglio vincere, ma pure costruire una cosa bella".

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