I 40 milioni al Palermo, l'HD e il feeling rotto dal 7: Dybala-Juve, c'eravamo tanto amati
Da giugno a giugno, con sette anni di vita nel mezzo. All'inizio dell'estate, alla fine della stagione, Paulo Dybala lascerà la Juventus La fumata nera di oggi chiude le porte al rinnovo del contratto fra l'argentino e la società bianconera: un lungo botta e risposta, concluso dall'epilogo che i tifosi avrebbero voluto evitare a tutti i costi. Si chiuderà così un'avventura nata nel momento di massima gloria del ciclo d'oro juventino.
32 milioni più otto. Torniamo indietro al 2015: è sempre estate, è la Juve di Marotta e Paratici, coppia che tutto sembra fuorché destinata a scoppiare. Reduce dalla finale di Berlino, a suo modo felice ma pur sempre persa, la società bianconera cerca nuova linfa e nuovi colpi. È il secondo anno di Allegri e il mercato porta in dote due attaccanti su tutti. Uno è Mario Mandzukic, l'altro è un argentino che viene da una grandissima stagione a Palermo: tredici gol, abbastanza per convincere la Vecchia Signora a sborsare 32 milioni più 8 di bonus per convincere Maurizio Zamparini - il primo a crederci - a cedere il suo Picciriddu. Battuta la concorrenza dell'Inter, Paulo Dybala diventa juventino. E si mette in mostra sin dalla prima stagione, col 21 sulla schiena: 23 gol in 46 presenze, una macchina da gol.
283 presenze, 113 reti. La flessione con Ronaldo. A oggi, è questo il bilancio di Dybala in bianconero. Gli mancano due reti per eguagliare Baggio nella classifica all time dei marcatori della Juve: con buone probabilità si toglierà questo sfizio, prima di lasciarla. Perché segnare, nonostante tutto, gli è sempre riuscito abbastanza bene: a oggi, è comunque il miglior realizzatore stagionale bianconero, pur andando a corrente alternata. I primi anni sono da incorniciare: 19 gol in 48 partite nel 2016/2017, addirittura 26 in 46 gare nell'anno successivo. Dybala gioca nella terrificante coppia HD con Higuain, Mandzukic largo a sinistra: sono stagioni in cui la Juve domina in Italia e si propone alla grande in Europa: a eliminarla dalla Champions è solo il Real Madrid, in finale a Cardiff o nei quarti tra le polemiche. Tutto cambia nell'estate 2018, quando a Torino decidono di piazzare il colpo del secolo: arriva Cristiano Ronaldo. Si parla di feeling e addirittura di Dybaldo, la realtà, vista con un certo distacco, è molto più prosaica: col portoghese al suo fianco, i numeri della Joya crollano. Dieci reti il primo anno, sale a diciassette nel secondo dell'era CR7, quando è determinante al ritorno dal lockdown per regalare a Sarri lo scudetto. Proprio la pandemia, però, segna un altro passaggio non proprio felice nell'avventura tra Dybala e la Juve.
Tanti, troppi, infortuni. Colpito dal Covid, al ritorno del calcio giocato Dybala è sì prezioso come detto, ma anche molto altalenante. Salta Lione e la Juve va fuori: succederà così anche con Porto e Villarreal. A tal proposito, i numeri dicono che nelle ultime quattro eliminazioni in Champions ha giocato appena 190 minuti su 720, troppo pochi. Con Pirlo dovrebbero parlare la stessa lingua, ma anche qui paga dazio al fisico: 26 partite e 5 gol in quella che resterà la sua peggiore stagione a Torino. Il ritorno di Allegri gli dovrebbe dare centralità, a gennaio però irrompe un nuovo 7, numero che probabilmente gli rimarrà indigesto. Non è colpa di Dusan Vlahovic, ovviamente, come del resto non lo era di Cristiano Ronaldo, ma la Juve fa di nuovo una scelta diversa. Quella che stava già facendo nell'estate del 2019, quando Dybala sembrava prossimo all'addio: la società lo aveva - di fatto - ceduto prima al Manchester United e poi al Tottenham. Affari saltati, perché Paulo non voleva vestire altri colori che il bianconero. Questa volta, tutto l'amore del mondo non basta a tenersi stretta quella maglia. I matrimoni, diceva qualcuno, si fanno in due.






