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Margiotta e il settore giovanile della Roma: "Lavorare con Gasperini opportunità di crescita"

Simone Bernabei
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Simone Bernabei
Oggi alle 19:10Serie A
03.10.2026 19:10Serie A
FotoTUTTOmercatoWEB

Il responsabile del settore giovanile della Roma Massimo Margiotta ha parlato del suo lavoro in giallorosso dopo l'arrivo della scorsa estate. Queste le sue parole ai canali ufficiali del club: "Anche se ho 49 anni, penso di essere tra i professionisti più longevi nell’ambito. E ora sono felice di essere arrivato in un top club”.

Per un addetto ai lavori del settore giovanile, cosa significa entrare in una società come la Roma, che ha sempre fatto del proprio vivaio un fiore all’occhiello?
“Sono orgoglioso di essere arrivato in un club così importante, con un settore giovanile storicamente riconosciuto e con una proprietà che dà grande attenzione allo sviluppo dei talenti. L'esperienza fatta con Vicenza e Verona è stata fondamentale per arrivare a questo ulteriore step. È un mix di emozioni forti”.

Ha citato Verona, club in cui aveva già lavorato con l’attuale ds giallorosso, Tony D’Amico. Come è nata l’idea del trasferimento nella Capitale?
“Con D’Amico a Verona abbiamo già lavorato insieme, è un dirigente che dà molta attenzione al settore giovanile, inoltre delega e dà fiducia a chi lavora insieme a lui. Questo è importante per la crescita di tutto il vivaio”.

Quando e come nasce il Margiotta dirigente?
“Ho iniziato a Vicenza. Quando ho smesso di giocare, dopo l’ultima parentesi a Barletta dove non era andata bene, ho ricevuto una chiamata di Paolo Cristallini, che mi conosceva e aveva riconosciuto in me questa caratteristica di poter lavorare con i ragazzi. Nacque tutto così. E per cinque anni sono stato responsabile a Vicenza. Nel 2017 poi sono stato chiamato da Setti a Verona”.

Rispetto ad un direttore sportivo di una prima squadra, in cosa deve essere diverso il responsabile del settore giovanile?
"La differenza principale sta nel rapporto con il tempo e con il risultato. In prima squadra il risultato deve essere necessariamente immediato, perché è attraverso i risultati che si costruisce il percorso. Nel settore giovanile, invece, il vero percorso vincente si misura nel tempo. I ragazzi hanno disposizione anni per diventare grandi e il nostro compito è accompagnarli rispettando ogni fase della loro crescita: l’età, la scuola, la famiglia, lo sviluppo fisico, mentale e psicologico. Il risultato conta, ma deve sempre essere inserito dentro un progetto più ampio di formazione e crescita. In pratica stai crescendo dei figli che non sono tuoi, ma che devi portare nel mondo dei grandi".

A proposito di qualità e di giovani calciatori, l'area romana e regionale è da sempre una base ricchissima da cui attingere. Qual è la sua visione in questo senso?
“Nel nostro territorio ci sono una serie di realtà che operano in modo importante e che sono conosciute in tutta Italia. Anche se ho lavorato al Nord per tanti anni, ho instaurato e coltivato diversi rapporti con società romane, cercando di prendere giocatori. So bene qual è il valore di queste squadre dilettantistiche e quanto siano importanti nel nostro lavoro”.

Che cosa significa lavorare sotto gli occhi di mister Gasperini?
"Significa avere ogni giorno un’opportunità di crescita enorme. Mister Gasperini ha costruito una parte importante della sua formazione proprio nel settore giovanile e credo che questo renda ancora più prezioso poter osservare da vicino il suo lavoro. Vederlo allenare, capire come legge i giocatori, come pretende, come sviluppa talento e come accompagna i giovani verso il calcio dei grandi, rappresenta per me un insegnamento continuo. Ho la fortuna di poter imparare direttamente da un allenatore che ha trasformato l’esperienza maturata nel settore giovanile in uno dei tratti distintivi della propria carriera".

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