Oltre la decadenza, dentro la bolgia: il Rayo Vallecano sta riscrivendo la logica delle coppe europee
Si scrive Rayo Vallecano, si legge anomalia e unicità. A maggior ragione confrontando l’essenza e il percorso della realtà spagnola con quello di una qualunque altra semifinalista europea del presente e, forse, anche del passato. La squadra di Madrid – o per meglio dire di Vallecas, zona di oltre 300 mila abitanti a sud della città e corrispondente ai distretti di Puente de Vallecas e Villa de Vallecas – rappresenta un quartiere operaio e popolare della capitale spagnola e con un fortissimo legame con la propria squadra di calcio, negli ultimi anni insospettabilmente continua nelle proprie partecipazioni in Liga dopo una storia per lo più nelle categorie minori. Ma c’è di più.
Le contraddizioni
Con la vittoria di ieri per 1-0 nell’andata delle semifinali contro lo Strasburgo la squadra di Iñigo Pérez ha compiuto un ulteriore passo verso una finale europea come quella della Conference 2025-26. Un risultato già di per sé oltre ogni logica, appunto, perché la razionalità suggerirebbe tutt’altro.
Basti pensare che – in un contesto di cui da tempo i tifosi sono in aperto contrasto con il presidente Raúl Martín Presa – il 6 febbraio, tramite le AFE (associazione dei calciatori spagnoli), giocatori e staff tecnico del Rayo avevano pubblicato una lunghissima lettera denunciando la scarsa considerazione del club verso i tifosi e le cattive condizioni della Ciudad Deportiva e dello Estadio de Vallecas, tra cui la mancanza di acqua calda nelle docce e di pulizia, parlando di una situazione di rischio per “la nostra sicurezza fisica e le condizioni di lavoro di base”. Il giorno dopo la Liga fu peraltro costretta a rinviare la gara di campionato tra Rayo e Oviedo perché il terreno di gioco di Vallecas non soddisfaceva le garanzie necessarie di sicurezza per lo svolgimento della partita. Tutto questo ha ulteriormente inasprito il rapporto tra tifosi e proprietà, con una grande protesta tenutasi nello stesso giorno dai supporters del Rayo.
Effetto Vallecas
Lo stadio Vallecas ha una capienza di 14.708 posti divisi in tre settori: due tribune e una gradinata, perché sul quarto e ultimo lato appare un enorme telo, alle cui spalle svettano i palazzi adiacenti e i balconi degli stessi diventano posti extra per assistere alle partite. Impossibile costruire lì. L’impianto, costruito nel 1976 e di fatto mai rinnovato, vive così di una duplice essenza: travolgente e punto di forza da una parte, decadente e fatiscente dall’altra, come documentato a più riprese con immagini sconvolgenti sulle condizioni generali della struttura. In casa la squadra spagnola ha perso solo 2 volte in casa su 17 in Liga – fermando sul pari Real Madrid e Barcellona e superando 3-0 l’Atletico – e in Europa il percorso dice 5 vittorie su 6 tra le mura amiche. I tifosi – da sempre vicini alla filosofia della “squadra di quartiere” e in prima fila nell’esporre le proprie idee politiche e sociali – non hanno mai manifestato la volontà di lasciare Vallecas, ma pretendono dalla proprietà risposte più consone allo standard di un club di una massima divisione, come del resto gli stessi protagonisti. Una delle tante anomalie del Rayo, peraltro, è la possibilità di acquistare i biglietti solo in una delle storiche ‘taquillas’ adiacenti allo stadio. Non esiste, insomma, una biglietteria online.
Dal sogno al...miracolo?
Eppure, contro i giganti dello Strasburgo targato BlueCo (la holding di Todd Boehly che comprende anche la proprietà del Chelsea) la squadra di Inigo Perez ha ancora una volta dimostrato le proprie qualità e la capacità di andare oltre ogni presupposto, imponendosi per 1-0 con gol di Alemao in una bolgia infernale che ha poi impedito ai giovani di O’Neil di reagire in alcun modo. Ora, forse, il compito più arduo, visto che per eliminare lo Strasburgo sarà necessario confermarsi in trasferta: lontano da Vallecas il Rayo ha perso 10 partite su 16 in Liga e 2 su 5 in Conference, contro Aek e Slovan Bratislava.
Comunque vada, però, il termine impresa appare già pertinente, per una squadra fino a poche settimane fa in lotta per non retrocedere e adesso, contro ogni apparente ratio, a una sola partita da un miracolo chiamato finale di Conference League.










