Di Carlo: "In C serve spirito battagliero. Maistro? Lo volevano Bari e Samp ma ha scelto la SPAL"
Il tecnico della SPAL Domenico Di Carlo ha scelto i microfoni di Telestense per raccontare le sensazioni di questo avvio di stagione in Serie C corredato dal successo nella prima giornata di campionato contro la Vis Pesaro per 1-0: "Partire con una vittoria era molto importante perché ci permette di lavorare con più tranquillità in vista dei prossimi impegni. Abbiamo giocato un buon primo tempo sotto l'aspetto tecnico e tattico, anche se dovevamo essere più concreti. Nel secondo tempo abbiamo fatto bene, ma dopo aver segnato, soprattutto negli ultimi venti minuti, siamo calati a livello fisico e mentale. Ci sono tanti giocatori con grossi margini di miglioramento che hanno bisogno di tempo per raggiungere maturità nel gestire determinate situazioni.
Sto comunque già iniziando a vedere lo spirito battagliero e il carattere di questa squadra che in un campionato come quello di serie C è fondamentale".
Spazio, poi, ad un'analisi della rosa messa a disposizione dal presidente Joe Tacopina: "Antenucci è la storia della SPAL: è un esempio tecnico e umano. Mirco rappresenta società, tifosi e squadra ed è stato infatti primo sforzo importante che ha effettuato la dirigenza. Il campionato è lungo difficile e duro, per questo servono cinque o sei giocatori d'esperienza per gestire determinate situazioni. Siligardi l'ho avuto a Livorno in Serie A. Ha trovato un equilibrio eccezionale: si gestisce bene e ha mentalità vincente. No vuole perdere le partitine ed è sempre il primo che aiuta i compagni più giovani così come Antenucci, Valentini e Bruscagin. Bruscagin è duttile: può fare il terzino destro e il centrale di difesa. Può giocare da braccetto nella difesa tre e anche da terzino sinistro. Un altro nome che desidero citare è Fabio Maistro che poteva andare alla Sampdoria o al Bari, ma alla fine ha deciso di rimanere per provare a vincere il campionato di C con la SPAL".
Infine il punto sul mercato in uscita fatto in estate: "Tutti i giocatori a inizio ritiro erano sfiduciati e la società mi aveva avvisato che prima di comprare bisognava vendere. Innanzitutto abbiamo deciso di ripartire dai giovani e solo successivamente abbiamo iniziato a sviluppare la squadra. La parte difficile non è stata portare i giocatori a Ferrara, ma farli attendere: molti hanno aspettato, si sono fidati e sono arrivati. La prima settimana è stata difficilissima poi ho coinvolto un po' tutti e si è creato un grande spirito di gruppo. Prati? Doveva andare a giocare in serie B o in serie A. La società ha fatto la scelta giusta e ha ricavato il massimo. Non so dire se il giocatore ha fatto bene a preferire il Cagliari al Palermo: in serie A deve sicuramente aspettare il suo momento perché è un campionato diverso in cui bisogna abituarsi ad una categoria dove c'è più tecnica e velocità, mentre in serie B magari avrebbe giocato fin da subito. Inoltre sono convinto che il Palermo tra tre anni sarà tra le squadre della parte sinistra della serie A vista la potenza della proprietà straniera".






