Addio a Nazareno Balani, lo storico regista dello Sport aveva 82 anni
Un nome, più che un volto, noto al grande pubblico dello sport in tv. Se n’è andato Nazareno Balani, storico regista Rai che a lungo ha firmato le principali trasmissioni sportive.
Fin dai primi anni Novanta era diventato uno dei professionisti di punta dell’emittente di Stato, precursore delle personalizzazioni in chiave azzurra per arricchire il racconto dei principali eventi: le Olimpiadi fino ai Giochi di Rio 2016, i Mondiali e gli Europei di atletica, oltre che un riferimento per il calcio, il ciclismo con il Giro d’Italia e gli sport invernali.
Per molte edizioni ha curato la realizzazione del Golden Gala, ma anche di numerosi campionati italiani e meeting, prima di mettere a disposizione la sua esperienza per le produzioni federali. Un appassionato che con competenza ha attraversato decenni di televisione, con l’obiettivo di far arrivare le emozioni dello sport nelle case degli italiani. Nel 2008 aveva ricevuto il premio Paolo Rosi, il riconoscimento della FIDAL riservato a radio e tv, per il suo impegno nella diffusione dell’atletica.
Il grande pubblico ha imparato a conoscerne il nome attraverso il ritmo cadenzato dei titoli di coda o le citazioni dei grandi telecronisti, da Bruno Pizzul in poi. Ma se per decenni abbiamo "visto" lo sport con un’intensità unica, il merito è stato di quell'uomo dietro le quinte: Nazareno Balani.
Si è spento a Roma lo storico regista Rai, l’artigiano delle immagini che ha trasformato la cronaca sportiva in autentica narrazione emozionale. Dalle polverose strade del Giro d’Italia ai campi dei Mondiali di calcio, fino al suo capolavoro: la striscia ininterrotta di regie olimpiche da Barcellona ’92 a Rio 2016.
Balani non si limitava a seguire l’azione, ma cercava l’anima dell’atleta. Il suo marchio di fabbrica era l’attenzione maniacale al dettaglio umano. Come amava ricordare:
"Catturare le facce degli atleti, le loro espressioni, è fondamentale per raccontare lo sport. Pensi al quarto classificato: nessuno se lo fila, ma è un risultato immenso. Sono emozioni che rischiano di andare perse."
Oggi il giornalismo sportivo perde un pilastro, un "ingranaggio indispensabile" che ha operato nell'ombra per dare luce ai trionfi azzurri. La sua regia si è spenta, ma il suo modo di guardare lo sport resterà un manuale per chiunque voglia raccontare la bellezza del gesto atletico.
I funerali si terranno lunedì mattina alle 11, a Roma, presso la chiesa di San Frumenzio in via Cavriglia 8.











