L'ultimo bacio a Jesus De Miguel, la Spagna si ferma per il "9" del Tenerife
Redazione TMW
Non si può morire di calcio, non a trent’anni, non nel fango di un lunedì sera qualunque di Segunda Division, mentre rincorri l’ennesimo pallone e il sogno di una vita intera.
Eppure la Spagna intera si è dovuta svegliare dentro questo incubo, il silenzio che ha avvolto Navahermosa, tremila anime e un dolore che non si può misurare, è lo stesso che ha raggelato le tribune dello stadio Heliodoro di Tenerife.
Jesus de Miguel non c’è più, strappato alla vita da quel maledetto scontro di gioco con il portiere dell'Andorra, Owono. Un impatto devastante, l'arresto cardiaco in campo, i disperati tentativi di rianimazione e poi il buio.
Il feretro dell'attaccante è arrivato a Navahermosa, il paese d’origine della famiglia, per la sepoltura, ad accoglierlo, una folla oceanica fatta di maglie blanquiazul del Tenerife, ma anche di sciarpe di ogni colore, in prima fila, distrutti dal dolore, la moglie María e la piccolissima Carla, la figlia di pochi anni che papà Jesus non vedrà crescere.
Accanto a loro, l'intero stato maggiore del calcio iberico. È arrivato Florentino Pérez, presidente del Real Madrid, visibilmente scosso, accompagnato da Emilio Butragueño, c'era il commissario tecnico della Nazionale, Luis de la Fuente, a testimoniare che la tragedia ha colpito il cuore stesso del Paese.
La rassegna stampa spagnola: "Un dolore che unisce"
I principali quotidiani sportivi e generalisti spagnoli hanno dedicato aperture storiche e dirette testuali fiume per raccontare il funerale, il ritratto emerso è quello di un dramma collettivo.
• MARCA ha seguito le esequie minuto per minuto con il titolo: "La notte più triste del calcio spagnolo". L'inviato a Navahermosa ha descritto l’arrivo del carro funebre come un momento di "straziante irrealtà". Il quotidiano madrileno ha esaltato la figura umana di De Miguel: "Un ragazzo d'oro, che era arrivato nel calcio dei professionisti con il lavoro e l'umiltà del calcio di periferia. Vedere Florentino Pérez e De la Fuente abbracciare i genitori di Jesús restituisce la dimensione di un lutto che ha cancellato ogni rivalità".
• Diario AS ha focalizzato l'attenzione sulla commozione e sulle lacrime dei compagni di squadra del Tenerife, giunti in blocco dalle Canarie. Nel suo editoriale si legge: "Uscire per giocare a pallone e non tornare più a casa". AS ha sottolineato le parole dei rappresentanti dell'AFE (l'Associazione Calciatori Spagnoli), che al funerale hanno sollevato con forza il tema della sicurezza e della revisione immediata dei protocolli sanitari sul campo per evitare che simili tragedie possano ripetersi.
• El País ha offerto una cronaca profondamente toccante incentrata sul contrasto tra il silenzio solenne della parrocchia di San Miguel Arcángel e l'incredulità della gente comune. Il quotidiano generalista ha scritto: "Navahermosa ha riabbracciato il suo figlio interrotto. La Spagna ha scoperto un vuoto incolmabile nel petto, lo stesso squarcio che ha fermato il cuore di un attaccante che correva verso la gloria e ha trovato il destino più crudele".
Il tributo di ieri all'Heliodoro Rodríguez López
Il dolore si è poi spostato nuovamente sull'isola, dove ieri il vescovo di Tenerife, Eloy Santiago, ha presieduto una solenne Messa funebre direttamente sul prato dello stadio Heliodoro Rodríguez López.
È stata l'occasione per il popolo blanquiazul di salutare per l'ultima volta il proprio bomber, nei giorni precedenti, la Puerta 9 dello stadio, il numero di maglia che Jesús portava sulle spalle, era diventata un santuario a cielo aperto, dove più di duemila persone avevano sfidato la pioggia battente per depositare sciarpe, candele, lettere e fiori. ieri, quegli stessi tifosi si sono stretti in un pianto comune sugli spalti.
La Liga ha confermato l'enorme impatto di questa tragedia sul calcio spagnolo in questo fine settimana, oltre al minuto di silenzio osservato su tutti i campi, le partite si sono fermate al minuto 9: i megaschermi hanno mostrato il volto sorridente di De Miguel, mentre gli stadi interi tributavano una standing ovation infinita. Sotto lo slogan "Siempre en nuestro recuerdo" (Sempre nel nostro ricordo), la Spagna del pallone ha voluto stringersi attorno alla famiglia, provando a darsi una risposta che, purtroppo non esiste.






