"Trattati da assassini": morte De Miguel, Owono e famiglia perseguitati. Lui medita il ritiro
È una tragedia quanto accaduto a Jesus De Miguel, attaccante del Tenerife che ha perso la vita a 30 anni per un duro scontro di gioco con il portiere dell'Andorra Jesus Owono. Ma se da un lato c'è una famiglia, un club di calcio, un Paese intero e pure tutto il mondo del pallone, dall'altro Owono sta attraversando il periodo più difficile della sua vita. Ricoperto di insulti, anche razzisti, sui social media dopo l'accaduto adesso, all'età di 25 anni, sta persino valutando di porre fine alla sua carriera da calciatore, secondo quanto riferito dal quotidiano spagnolo Mundo Deportivo.
Le testimonianze
"Anche se gli ripetono che si è trattato di un incidente, è profondamente addolorato e molto provato, in particolare per la vedova e il figlioletto di un anno e mezzo che De Miguel ha lasciato dietro di sé. Non sa come gestire tutto questo", spiega Ana Maye, coordinatrice della nazionale maschile della Guinea Equatoriale, il Paese per il quale Owono gioca. Anche tutta la sua famiglia sta attraversando un momento difficile: "Suo fratello viene trattato da assassino. Viene rimproverato dai compagni di squadra e persino alcuni genitori lo insultano", rivela Maye. "È durissima. Sua sorella, studentessa all'Università di Valencia, soffre anch'essa per questa situazione. Non si meritano questo", ha aggiunto.
E ora?
Dalla Spagna pervade enorme preoccupazione e angoscia da parte di Owono per il coinvolgimento nella scomparsa del 30enne spagnolo. Come anticipato, avrebbe persino preso in considerazione l'idea di abbandonare il calcio. "La sfida per Owono ora è accettare che si sia trattato di una tragedia accidentale, superare il senso di colpa e, alla fine, tornare a essere un calciatore", spiega Maye. "La cosa più importante è che la famiglia venga lasciata in pace per il momento. La loro intimità deve essere rispettata. Tutta la famiglia sta soffrendo. Jesus ha bisogno di tempo, aiuto e riposo per superare questa prova".






