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Marcello Lippi

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Redazione TMW
sabato 31 agosto 2024, 03:08Altre Notizie
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31.08.2024 03:08Altre Notizie
FotoTUTTOmercatoWEB
© foto di Federico De Luca

"Mio padre aveva un laboratorio di pasticceria e dato che non andavo tanto bene a scuola davo una mano, portavo i dolci ai bar: quanti me ne sono caduti.
Il primo ricordo è quello del mare, a due passi da casa: trascorrevo sei mesi all’anno in costume e gli altri sei a giocare in Pineta.
La mia vita era questa. Per me non esiste una vacanza senza il mare: faccio immersioni e soprattutto adoro tuffarmi, mia moglie dice che esagero, pensa sia pericoloso, ma non prendo rischi.
E quando faccio i primi tuffi della stagione sono la persona più felice di questo mondo.
Ho vissuto la Versilia negli anni del boom economico, quell’aria l’ho respirata tutta: c’era voglia di divertirsi e in questo la Versilia era uno dei luoghi più importanti, tra musica e belle donne. Io poi avevo una fortuna particolare: mio cugino era direttore della Bussola e mi faceva entrare anche se non avevo una lira in tasca. Entravo con una ragazza, prendevo un tavolino e ci mettevamo a sedere. Lui arrivava e mi diceva: io ti faccio entrare ma i tavoli lasciameli liberi.
Qualche anno dopo ci tornai da calciatore di serie A ed erano tutti felici di quello che mi stava succedendo, cugino compreso, ovviamente.


Non sono mai stato un duro, ma ho sempre cercato di fare capire una cosa: il grande obiettivo è costruire un gruppo con stima e voglia di stare assieme, per mettere a disposizione degli altri le proprie grandi qualità. Io mi preoccupavo di questo.
E quando c’era qualcuno che la pensava diversamente lo pigliavo metaforicamente per un orecchio e lo toglievo dal gruppo.
Una delle immagini che più mi rappresenta è con il sigaro e la coppa del Mondo in mano, ma per la verità ho sempre fumato la sigaretta, da quando avevo quindici anni, e ho continuato anche da calciatore.
Quando allenavo ne fumavo così tante che mi faceva male la gola e tossivo, così passai ai sigarini più leggeri e fumo gli stessi da allora, danesi.
Ricordo ancora la vittoria dei Mondiali dell'82, ero a casa, da solo, come tutte le partite. Non voglio nessuno che faccia commenti, che mi chieda cosa avrei fatto, che mi disturbi.
Non so quale Nazionale sia più amata, se quella dell'82 o del 2006, però se giro per il mondo tutti si ricordano del 2006. Ovunque vado, mi conoscono tutti come l’allenatore campione del mondo, più che della Juve, anche se con la Juve ho vinto tantissimo".

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Immagine editoriale di Niccolò Ceccarini
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