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Playstation, fast food e infortuni: Dembele al Barcellona è stato più croce che delizia

Playstation, fast food e infortuni: Dembele al Barcellona è stato più croce che deliziaTUTTOmercatoWEB.com
© foto di Daniele Mascolo/PhotoViews
giovedì 20 gennaio 2022, 14:27Calcio estero
di Gaetano Mocciaro

Finisce nel peggiore dei modi l'avventura di Ousmane Dembélé al Barcellona. Quattro anni e mezzo che a conti fatti non ripagano l'enorme investimento che la società ha fatto nel 2017. Chiude con 129 partite, 31 gol e 5 titoli vinti, alcuni dei quali con un ruolo marginale. Una parentesi, quella dell'esterno offensivo in Catalogna, piena di cadute e ombre.

IL DOPO NEYMAR - In pieno panico post-cessione di Neymar, il Barcellona si è ritrovato con 220 milioni in più dati dalla cessione dell'asso brasiliano, ma con la necessità di correre immediatamente ai ripari cercando di prendere un campione che fosse anche mediatico, dopo lo smacco a livello di immagine. La prima scelta era Coutinho, arriverà 6 mesi più tardi. Ed ecco la dirigenza ripiegare sul francese che al Borussia Dortmund ha avuto un notevole impatto già al primo anno, tanto da guadagnare il premio rookie of the year. È velocissimo, calcia col destro e col sinistro con uguale precisione e disinvoltura, è giovane e pertanto si può investire su di lui: 100 milioni, più 40 di bonus, contratto quinquennale al giocatore, clausola rescissoria di 400 milioni che visto il precedente Neymar non si sa mai.

TROPPI INFORTUNI - A Dortmund aveva praticamente giocato sempre, 32 partite su 34 di Bundesliga, saltando una gara per squalifica e restando in panchina in un'altra per scelta tecnica. Al Barcellona lo scenario cambia subito: si presenta servendo un assist nel derby contro l'Espanyol e alla seconda partita si fa già male al tendine del ginocchio. Tornerà dopo 4 mesi. Sarà il primo di una lunghissima serie di infortuni, quasi fantozziana: si contano 102 partite perse, 695 giorni di stop, 15 infortuni, compreso il Covid-19. Gioca più o meno con regolarità nella seconda e quarta stagione, mentre nel 209/20 non si vede praticamente mai: 5 presenze in campionato.

BIG MAC E PLAYSTATION - È stata evidenziata in questi anni la scarsa professionalità del giocatore: junk food e videogames fino a notte fonda, con annessi ritardi agli allenamenti. Lo hanno visto spesso recarsi al McDonald's vicino al campo d'allenamento col suo vistoso Mercedes, mentre il medico sociale arrivato un giorno nella sua dimora ha trovato il caos, fra cartoni di pizza sparsi in giro e amici a dormire in pieno giorno. Il Barcellona ha provato a correre ai ripari ingaggiando per lui un cuoco. Poi un altro, poi un altro ancora. Tutti licenziati dal giocatore. "Alcuni di noi hanno detto a Ousmane che deve rendersi conto di essere un privilegiato, lo siamo tutti noi che giochiamo nel Barça. Deve concentrarsi sul calcio ed essere più responsabile in determinate cose" ha detto di lui Luis Suarez.

LO SPAGNOLO, UNA LINGUA OSTICA - In quattro anni e mezzo non si è praticamente mai visto Dembélé parlare lo spagnolo, non proprio l'idioma più complicato al mondo per chi come lui è di madrelingua neolatina. Basta guardare le rare interviste che lo vedono protagonista, in cui anche nelle più recenti è l'interlocutore a dover usare il francese per poter comunicare con lui.

IL TIRA E MOLLA DEL RINNOVO - Arriviamo al rinnovo, una telenovela durata 7 mesi come ha dichiarato il direttore sportivo Mateu Alemany, che ha portato a offerte sempre rispedite al mittente, con richieste ogni volta più esose. Persino Xavi lo ha di fatto scaricato in conferenza stampa, segnale inequivocabile di come in casa Barcellona avessero perso la pazienza. La mancata convocazione per la partita contro l'Athletic è la prima di una lunga serie, a meno che non venga ceduto prima.

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